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Filippo Fiorini / ARCEVIA (ANCONA)Non c'è traccia di Mattia Luconi, non c'è traccia di Brunella Chiù, ma il corpo di Michele Bomprezzi è stato trovato. Nelle tre ore utili trascorse ieri dall'alba alla burrasca, otto sommozzatori di Rimini, aiutati dai colleghi di Forlì, hanno individuato nella frazione di Osteria, municipio di Serra dei Conti, provincia Ancona, l'automobile di un 47enne che gli amici ora descrivono come «timido, ma profondo», che la sera di giovedì stava tornando a casa dalla biblioteca in cui lavorava, ma è stato travolto dal Misa in piena mentre attraversava un ponte ora spezzato: a 200 metri da lì, c'era lui senza vita. Così, restano due dispersi: il bambino di 8 anni sfuggito alle braccia della madre (salva per miracolo e ricoverata) e la 56enne che, salita in macchina con la figlia di 17 (Noemi Bartolucci, deceduta), è stata a sua volta investita dall'alluvione che ha colpito le Marche ieri l'altro, causando 11 morti.Che fine ha fatto il piccolo? Che fine ha fatto la donna? Le 48 ore trascorse non permettono ottimismo, ma i parenti e le squadre che li cercano non si rassegnano. Il contesto, d'altra parte, è critico: i letti di fiumi normalmente modesti (il Misa e il suo affluente Nevola, appunto) si sono espansi in larghezza per centinaia di metri, ritirandosi solo in parte e lasciando nei campi attrezzi, giocattoli, mobili che confondono l'osservazione dall'alto. Sul loro corso originario hanno creato un crepaccio di alberi, fango e detriti molto difficile da percorrere per chi si muove a piedi o con le corde in acqua. A questo, va aggiunto un maltempo che è tornato con forza tale da portare le autorità a diraramare nuovi allarmi in cui si chiedeva alla popolazione di non uscire di casa. Gli elicotteri sono rimasti a terra per molte ore durante una pioggia che permetteva di vedere le forme del vento, da quanto era fitta la prima e turbolento il secondo.Di Michele Bomprezzi non è emerso il nome finché non ne sono stati trovati i resti, a valle di un'automobile distrutta e incastrata in verticale tra due alberi. Chi lo conosceva ad Arcevia (appennino anconetano), dov'era nato e dove stava tornando la sera in cui è morto, dice: «Schivo com'era, non far sapere la sua identità è sicuramente l'ultima soddisfazione che s'è tolto». Figli di un'infermiera e di un sindacalista della Cgil di Fabriano, lui e suo fratello Andrea sono considerati le persone colte del paese. Andrea, estroverso, è stato sindaco senza mai smettere di insegnare lettere alle scuole medie. Michele, timido, ha dedicato la sua vita alle biblioteche del territorio.Cris («solo il soprannome, per favore, voglio comparire come mi chiamava lui») ci ha lavorato insieme per 25 anni, è sua coetanea e racconta: «Ebbe un colpo di genio: mettere in rete tutti gli archivi delle biblioteche della comunità montana. Adorava presentare libri per ragazzi nelle scuole. Quello era il contesto in cui parlava di più, oltre a quando interveniva per mettere pace nelle liti tra bibliotecari, che era la sua seconda specialità dopo la letteratura».Suo fratello Andrea, ieri, rifiutava ancora di accettarne la scomparsa mentre attendeva la convocazione all'obitorio da parte dell'autorità giudiziaria. Così, nelle stesse ore, la madre di Mattia, ancora all'ospedale di Senigallia con una polmonite causata dal tempo trascorso in acqua e ostinata nel chiedere notizie del figlio. Così, Simone Bartolucci: il cadavere di sua sorella Noemi era a 11 km da dove l'ha vista scomparire, mentre si teneva aggrappato a un albero davanti a casa. Nei pressi si cerca la madre. Gli psicologi delle tragedie dicono che si tratti di un meccanismo di sopravvienza. Diverso, ma ugualmente drammatico, lo stato d'animo di chi piange quelli che da ieri sono gli undici morti del disastro che ha sconvolto queste valli e queste colline. --© RIPRODUZIONE RISERVATA