«Marghera, la bonifica procede a rilento A fine 2016 risanato solo il 14% delle aree»

IL CASO«La bonifica del sito di Porto Marghera sembra procedere in maniera estremamente lenta». È quanto afferma il rapporto dell'Onu sul grande polo industriale alle spalle di Venezia, che esprime analoga preoccupazione per la "Terra dei Fuochi" in Campania. Entrambi territori dove i residenti «hanno sofferto eccessi di patologie cancerose e altre malattie causate dal rilascio di sostanze pericolose nell'ambiente». Nel 2016 il riassetto ambientale era quasi completato (al 90%), attesta il dossier, ma i progetti di bonifica veri e propri «procedevano in maniera impercettibile». «Solo il 14% dell'area colpita era bonificata, e soltanto il 10 % certificata». Anche gli ultimi aggiornamenti ottenuti dall'Onu non modificano il quadro. «Nel 1019 si era arrivati al 16 per cento», aggiunge il dossier. «E nel frattempo soltanto l'11 per cento della superficie acquea era stato bonificata», Non di passaggio, il rapporto specifica come «il sito delle Regione sulla bonifica ambientale non include informazioni successive al 2019». In premessa, era stato sottolineato come «il sito di Porto Marghera registri una situazione preoccupante, per aver trascurato per decenni ogni protezione ambientale e rilasciato rifiuti pericolosi». Oltre ai 157 casi certificati tra i lavoratori di Porto Marghera per l'esposizione al Cvm -, il cloruro di vinile monomero, e ai risarcimenti del Petrolchimico per morti e malattie legate alle patologie correlate all'amianto, il rapporto ricorda come l'unico studio epidemiologico promosso dalla Regione - quello del 2007, illustrato dall'allora assessore Flavio Tosi - avesse fatto emergere una «più alta concentrazione di casi di tumore nei comuni di Fiesso e Vigonovo». Più recentemente, nel 2019, gli studi del progetto Sentieri, varato da Istituto superiore di Sanità e Ministero della Salute, avevano messo in luce un'incidenza di casi di tumore superiori alle media nei siti di bonifica di interesse nazionale come Porto Marghera. E la più alta incidenza emergeva proprio nei siti «dov'erano operativi impianti petroliferi e petrolchimici con smaltimenti di rifiuti pericolosi». Orellana ricorda anche come il passaggio di alcune zone limitrofe a siti di interesse regionale - e non più nazionale - abbia condizionato l'arrivo di fondi dalla Stato. Ed abbia condotto all'esclusione degli interventi per zone di Mestre, Campalto, aree commerciali, ambiti lagunari e canali di Marghera. Quando gli accertamenti avevano «rilevato valori di sostanze inquinanti persino centinaia di volte superiori ai limiti consentiti». --A. P.