La segretaria di Donadio «Ho ancora paura di lui»

eracleaLacrime e molta emozione hanno accompagnato per ore, ieri, il lungo interrogatorio in aula bunker - al processo ai "Casalesi di Eraclea " - di Claudia Zennaro, per due anni segretaria di Luciano Donadio. La donna ha parlato della sua infanzia difficile, della madre in coma e del padre che le aveva lasciate, degli studi da ragioniera, di un matrimonio non facile, di quando aveva lavorato non regolarmente pagata e di come, infine, avesse trovato nel 2012 un lavoro stabile da Donadio, che cercava una persona che si occupasse della contabilità delle società: «Io ero assunta dall'Imperial Agency di Christian Sgnaolin, l'uomo più scorretto e bugiardo di tutti, vendeva corsi di formazione che poi non faceva. Avevo detto a Donadio che non essendo ingegnere non poteva occuparsene...ma era scorretto anche con lui».Zennaro ha parlato per ore, non sottraendosi alle domande dei pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini e raccontando di quello che ha visto, sentito, fatto tra il 2012 e il 2014, nel vortice di società legate a Donadio, Raffaele Buonanno, Sgnaolin: «Ho visto buste paga fatte anche per persone non assunte: erano poche le persone di cui ero certa che lavorassero, alcune buste le consegnavo io, altre Puoti o Sgnaolin». Così alla Enjoy - dice - «lavoravano 4-5 persone, Claudio Donadio, Piezzo, Salvati, Nerio Corò che forse non era assunto, Antonio Puoti che veniva e andava...». Gli assunti risultavano 65-70, sottolinea il pm Terzo, li ha visti? «Assolutamente no, lavoro nero...». Parla anche della consuetudine di Donadio di operare liberamente su conti bancari intestati ad altri: «Penso che il direttore Denis Poles lo lasciasse fare per quieto vivere». Racconta della documentazione e dei registri che Donadio le chiedeva di tenere a casa? «Sì, aveva paura di controlli o perquisizioni».«Ho lavorato lì fino al 2014, quando ho iniziato un altro lavoro a cui ambivo, in un nuovo patronato: aiutavo la gente, mi sentivo apprezzata», ha detto con la voce rotta la donna, accusata dalla Procura di aver fatto parte dell'associazione di stampo mafioso dei "casalesi di Eraclea", proprio come persona di fiducia di Donadio (è difesa dall'avvocato Brollo), «io non sono cattiva persona e tanto meno una mafiosa, che è parola che aborro, io voglio essere trasparente, ho solo cercato di tenere i rapporti e non avere difficoltà». Zennaro ha raccontato anche di aver fatto segnalazioni anonime: «Ho cercato di smarcarmi, io mi ritengo una brava persona e ho cercato di trovare una soluzione per fare la cosa giusta e non trovarmi nei guai, avevo chiamato università di Padova per capire se Sgnaolin fosse ingegnere. Poi avevo fatto in maniera anonima una segnalazione, spiegando che erano state fatte delle assunzioni non regolari: l'Ispettorato del lavoro fece delle indagini e insieme a Caserta hanno tolto contribuzioni, pensioni, disoccupazioni. Per esempio, anche a Salvati, che mi ha accusato di avergli rubato la pensione». Lei aveva paura di Donadio, domanda il pm Terzo? «La paura non si può controllare e come potete vedere ce l'ho ancora, ma ho paura anche dei buoni. Sì, avevo paura anche di lui, anche se a me non ha mai fatto nulla». --roberta de rossi© RIPRODUZIONE RISERVATA