E il gas riuscì a dividere ciò che il Covid unì

L'unità di intenti che si è costruita a Bruxelles quando si è trattato di arginare le conseguenze del Covid con una generosa pioggia di miliardi - 291 solo all'Italia, il mitico Pnrr - si è spenta come la fiammella del gas quando è esplosa la crisi energetica, l'esplodere dei prezzi, il metano che non arriva più dalla Russia - arma strategica di Putin contro l'Europa dopo l'invasione dell'Ucraina. Già, perché stavolta si vanno a toccare interessi grossi, politica affari e finanza. E proprio nel momento sbagliato, quando ci sarebbe grande bisogno di Europa per i cittadini alle prese con le superbollette e per impedire nuovi conati di sovranismi.Se a Bruxelles si decidesse a maggioranza, il tetto al prezzo del gas proposto da Mario Draghi quattro mesi fa sarebbe già realtà: nel corso del Consiglio europeo dedicato all'energia quindici paesi hanno infatti detto sì, cinque sono stati i no, tre i sì a condizioni, e tre i sì ma solo per il gas russo. Se ne riparlerà, tra un mese, il tempo per cercare un accordo. Ora, i regolamenti consentirebbero a Ursula Von der Lyen di decidere comunque, a maggioranza, appunto, ma i "no", i "ni" e i "vediamo" sono pesanti: vengono da Olanda, Danimarca, dai paesi balcanici, e ora esita perfino la Germania che invece sembrava favorevole al "price cap": «È prematuro parlare di prezzo del gas», ha detto il premier Scholz; «Un tetto in questo momento non è corretto», gli ha fatto eco il suo vice e ministro dell'Energia Habeck.Certo, se l'accordo non si trova è per le diverse esigenze del nord e del sud dell'Unione che per questo si scontrano da sempre: una sintesi è stata cercata dalla commissaria europea per l'Energia, l'estone Kadri Simson, che ha proposto un tetto al prezzo del solo gas russo. Ma sarebbe una soluzione inutile, e anche dannosa: da quando Putin ha chiuso il gasdotto Nord Stream che porta il gas in Europa le forniture si sono ridotte al 40 al 9 per cento, e colpire solo il metano russo spingerebbe ancora di più il prezzo del gas rimasto. Piuttosto per molti paesi - ecco un altro punto - il vero problema è trovare approvvigionamenti alternativi, che però non si costruiscono dall'oggi al domani e non dispiegano i loro effetti in pochi mesi. Si potrebbe ovviare con il gas liquefatto, ma servono rigassificatori per poi immetterlo nei tubi e portarlo nelle case e nelle aziende. Facile a dirsi, come sappiamo...E poi c'è la strada maestra: avere il coraggio di rimettere in discussione il meccanismo stesso di formazione del prezzo. Questo si decide oggi solo alla Borsa di Amsterdam (c'è un indice di riferimento che si chiama TTF), che per di più è piccola, volatile, volubile, e dunque facile preda degli speculatori, ma sulla quale guadagnano in tanti. Dalle manovre che si fanno lì nasce un prezzo che gonfia i bilanci commerciali dell'Olanda e quelli di decine tra aziende produttrici, trader, banche e finanziarie di tutt'Europa. Un prezzo che non ha più nulla a che vedere con quello reale. Ma è quello che paghiamo. E che ci sta strozzando. Servirebbe un altro colpo di reni dell'Europa. Anche questa è una pandemia. --© RIPRODUZIONE RISERVATA