«Sgnaolin uomo di fiducia di Donadio»

eraclea«Sgnaolin era diventato come un ragioniere, l'uomo di fiducia di Donadio, aveva tutte le deleghe per le banche e le società. Ma io non lo conoscevo così bene, lui lavorava in ufficio e io nei cantieri. Dovete chiedere a qualcun altro». Quasi un botta e risposta a suon di punti interrogativi, più che un controinterrogatorio per metterlo alle strette. È proseguito ieri, in Aula Bunker a Mestre, il processo ai cosiddetti "casalesi di Eraclea". Anche ieri a rispondere alle domande dei pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini è stato Raffaele Buonanno, considerato per un certo periodo il braccio destro di Luciano Donadio, che ha continuato a negare qualsiasi cosa che gli veniva contestata nel dibattimento: di aver fatto parte dell'associazione mafiosa, di aver avuto o usato armi, di aver minacciato a scopo di estorsione qualcuno. Non ha mai fatto nulla di tutto questo. Dopo le domande dei pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini, ieri è stato il turno degli avvocati difensori. Quando gli avvocati difensori gli chiedono a Buonanno se conoscesse Arena, il quale sosteneva che lui e Donadio dividessero tutto, Buonanno risponde così: «Dividevamo cosa? Ci sono milioni di intercettazioni dell'ufficio di Donadio, ce n'è una che ci dividiamo soldi? risulta da qualche parte che io abbia mai ricevuto utili delle società di Donadio? Io sto facendo da tre anni e mezzo un processo per 416 bis e non so neanche cosa voglia dire, non dormo la notte. Sui giornali dicono che ho fatto estorsioni. Ma a chi? Quando? Chi sarebbe questa persona? Io non ho mai fatto queste cose». Sul rapporto con Sgnaolin, Buonanno parla della sua scarsa affidabilità a causa dell'uso di droga. Incalzato dalle difese degli imputati, un altro no secco arriva alla contestazione di aver posseduto fucili, pistole, mitragliatori. «Che cosa ci dovevo fare con queste pistole? A me chi lo dice mai che Arena vende pistole e fucili? C'è una sola intercettazione in cui parlo di Arena? Non esite questa cosa. Questo non è negare, è dire la verità». Nel corso della precedente udienza, l'ultima prima della pausa esitva, Buonanno al pubblico ministero Roberto Terzo che gli contestava un'intercettazione nella quale, in risposta ad una richiesta di Donadio, lo rassicurava in merito alla riscossione di un credito, annunciando che avrebbe trascinato con l'auto il creditore fino a quando non avesse pagato, Buonanno ha sostenuto che parlava tanto per parlare. Ha aggiunto che in auto parlava da solo e diceva cose prive di senso per tenere buono Donadio. Ma alla fine «non ho mai fatto nulla di quello che annunciavo». E questo refrain "non ho mai fatto nulla" è il concetto che si è sentito maggiormente in aula nelle ultime due udienze. --eugenio pendolini© RIPRODUZIONE RISERVATA