Ordinanza scritta solo in italiano slitta l'interrogatorio di Jassine

jesoloÈ slittato alla prossima settimana l'interrogatorio di Absi Jassine, il tunisino arrestato in Francia e ora in carcere a Venezia, con l'accusa di tentato omicidio e detenzione abusiva d'arma.L'avvocato difensore Marco Borella ha, infatti, contestato la legittimità dell'ordinanza di custodia cautelare che ha fatto finire in carcere il 28enne tunisino accusato dalla Procura di Venezia di essere l'uomo che a fine luglio ha terrorizzato la città, sparando ad altezza uomo nel locale Crazy Cocktail di via Verdi, puntando una calibro 20 contro un connazionale, ferito da due colpi di pistola, ma vivo e già tornato in Tunisia.Lunedì, in avvio di udienza di convalida davanti alla giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo, l'avvocato Borella ha contestato il fatto che l'ordinanza fosse scritta in italiano, lingua che il suo cliente non conosce. Il legale ha così chiesto di dichiarare nulla l'ordinanza - il che avrebbe fatto tornare subito libero Absi Jassine - ma la gup ha ritenuto, sentenze di Cassazione alla mano, di respingere l'eccezione di nullità, ritenendo che solo al momento dell'udienza si sia saputo che Jassine non parla italiano. Così ha disposto l'immediata e urgente traduzione degli atti in tunisino e l'udienza è stata aggiornata: l'interrogatorio si terrà probabilmente nei primi giorni della prossima settimana.«Aspettiamo quella sede per eventuali commenti», dice l'avvocato Borella, «ma siamo certi di poter dare una ricostruzione dei fatti che assomigli meno a una puntata di Gomorra».Secondo una prima ricostruzione, si sarebbe trattato di una sorta di regolamento di conti tra pusher, con la vittima "rea" di aver tradito o comunque di aver parlato.Dopo quella notte di spari, gli investigatori hanno visionato le videoregistrazioni, dato una identità all'uomo - lo stesso entrato come nulal fosse poco prima in una tabaccheria, con la pistola infilata nei pantaloncini - ricostruito i suoi rapporti di amicizia in Italia e all'estero, fino a quando lo hanno trovato. Secondo la ricostruzione, il 28enne aveva raggiunto il confine di Ventimiglia in auto per poi salire su un'altra macchina e raggiungere Parigi dove vivono mamma e sorella. Ma aveva mantenuto contatti con una amico residente a Cavallino-Treporti ed è proprio intercettando queste comunicazioni, che gli investigatori hanno saputo della sua intenzione di tornare in patria. E l'hanno aspettato all'aeroporto di Orly, dove è intervenuta la Polizia francese notificandogli il mandato di arresto europeo disposto dal gip su richiesta della Procura.Quel mandato che ora la difesa - che ora potrebbe ricorrere al Tribunale del Riesame - contesta. --roberta de rossi© RIPRODUZIONE RISERVATA