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la testimonianza«Come egli abbia potuto, all'inizio del suo brevissimo pontificato, con l'immaginabile gravoso impegno e le preoccupazioni proprie di un Papa, ricordarsi della chiesa di Agordo e mandare una così cospicua somma per le sue necessità, resta una sorta di "mistero" che ancor oggi mi appare non facilmente spiegabile». Nel vasto florilegio di eventi e di emozionanti ricordi che stanno accompagnando i fedeli alla beatificazione di Giovanni Paolo I, Loris Santomaso, cultore della storia agordina, ne aggiunge uno straordinario. «Il 7 settembre, dodici giorni dopo l'elezione - ricorda - dalla segreteria di Stato vaticana giungeva al vescovo di Belluno la seguente lettera, a firma di monsignor Caprio: "Sono lieto di significare all'Eccellenza vostra che il Santo Padre ha destinato a Mons. Lino Mottes, arcidiacono di Agordo, per la ricostruzione della Chiesa Parrocchiale, la somma di dieci milioni di lire. Quest'atto di paterna liberalità è una eloquente testimonianza dell'affetto che il Papa nutre per la Sua terra cui va oggi più intenso il pensiero". Seguiva la "particolare Benedizione Apostolica impartita di cuore a lui e ai fedeli di Agordo". Si seppe poi che erano i proventi della prima edizione inglese del suo "Illustrissimi"». Un fatto eccezionale che per Santomaso si può spiegare con l'amore che Luciani provava per la chiesa, quella di Agordo, a cui aveva offerto le sue primizie pastorali, come cappellano, negli anni 1935-37. Un fatto che aveva avuto un'anticipazione il 29 giugno quando, da patriarca di Venezia, venne ad Agordo per la celebrazione dei santi Pietro e Paolo, patroni di Agordo e dell'Agordino. Fu la sua ultima visita alla terra natale. «Accogliendo l'invito dell'allora arcidiacono Lino Mottes e dell'avvocato Nello Ronchi, presidente del Comitato appena costituito per il grande restauro della chiesa - rammenta Santomaso - era venuto proprio nella festa patronale, per benedire e inaugurare l'imponente opera durata dieci anni. Ricordo ancora la memorabile omelia pronunciata nell'arcidiaconale, esordendo con questa espressione: «Entro con commozione in questa chiesa che ho tanto amato... allora non c'era l'organista e l'arcidiacono Cappello mi obbligò a suonare l'organo. Vedendo oggi la suora all'armonium, comprendo che l'organo è guasto e mi viene il rimorso di essere stato io la colpa, perciò io debbo fare un'offerta per primo per riparare i danni e sentirmi la coscienza a posto». Per "riparare ai danni fatti all'organo quando era cappellano di Agordo", Luciani fece subito un'offerta di un milione di lire. «Fu una prima sorprendente concreta conferma del suo profondo amore e della sua grande generosità verso la propria terra - conclude Santomaso - a cui poco più di due mesi dopo se ne sarebbe aggiunta un'altra». --© RIPRODUZIONE RISERVATA