Paris Bordon torna a casa Treviso celebra il suo "Pittore Divino"

Enrico Tantucci Allievo di Tiziano, "stregato" da Giorgione, con una produttività pittorica pari a quella del suo stesso maestro, di Tintoretto e di Veronese, anche se molte delle sue opere sono andate perdute. Questo è stato Paris Bordon, il più grande pittore trevigiano, "Divin Pitor", secondo la definizione dello scrittore e storiografo veneziano del Seicento Marco Boschini, alla pari di Raffaello e Tiziano. E proprio "Paris Bordon 1500 -1571. Pittore Divino" si intitola la grande mostra, la maggiore a lui mai dedicata, in programma nella sua città natale, dal 16 settembre al 15 gennaio al Museo di Santa Caterina, curata da Simone Facchinetti e Arturo Galansino.Era dal 1984 che Treviso non dedicava una grande monografica al suo artista principe, allargata anche alla città e al territorio, in un'esposizione diffusa sulla sua opera."Dal nostro punto di vista non c'era bisogno di restituire a Paris una nuova posizione nel Rinascimento veneziano, per il semplice motivo che la occupava già di diritto" scrivono Facchinetti e Galansino a conclusione dell'ampio saggio contenuto nel catalogo Marsilio che accompagna l'esposizione. Dunque non di tentativo di rivalutazione si tratta, ma piuttosto di più precisa messa a fuoco della personalità pittorica di questo artista poliedrico che Giorgio Vasari considera l'unico allievo di Tiziano meritevole di attenzione, tanto da dedicargli una lunga appendice nella biografia tizianesca dell'edizione del 1568 delle "Vite". Le opere di Bordon sono oggi sparse per il mondo, presenti nelle principali raccolte museali e per questo affluiranno a Treviso dipinti da musei quali il Louvre, la National Gallery di Londra, il Kunstistorisches Museum di Vienna, che conserva un'ampia raccolta di opere del pittore. Fino agli Uffizi e ai Museo Vaticani, tra gli altri. Un'esposizione che analizzerà tutti gli aspetti della pittura di Paris anche attraverso i suoi generi: dai ritratti di gentiluomo a quelli femminili, spesso carichi di sensualità. Alle rappresentazioni mitologiche o di ambientazione classica. Fino alle grandi pale d'altare di soggetto religioso. Nato a Treviso nel 1500, rimasto presto orfano di padre, fu portato giovanissimo a Venezia dalla madre che apparteneva a un ramo patrizio dei Gradenigo. Fu educato alle lettere da uno zio prete e poi messo a bottega da Tiziano, proprio nel momento in cui questi raccoglieva l'eredità di Giovanni Bellini per divenire il pittore di riferimento della Serenissima. Ma l'apprendistato di Paris da Tiziano durò poco, anche se l'influenza tizianesca non si cancellò, pur nell'originalità delle sue opere successive. A diciott'anni Paris era già un pittore indipendente ed entrò subito in competizione con lo stesso Tiziano, Palma, Lotto, Pordenone. Nel 1534 vinse un importante concorso per la Scuola Grande di San Marco dipingendo la "Consegna dell'anello al doge" - dove l'ambientazione architettonica riveste un'importanza fondamentale - che gli assicurò la fama. Ma prima, molto aveva guardato all'opera di Giorgione, morto di peste nel 1510, quando Paris Bordon era ancora bambino. Vasari scrive che Paris: «si risolvé a partirsi, dolendosi infinitamente che di que' giorni fusse morto Giorgione, la cui maniera gli piaceva sommamente, ma molto più l'aver fama di bene e volentieri insegnare con amore quello che sapeva. Ma poi che altro fare non si poteva, si mise Paris in animo di volere per ogni modo seguitare la maniera di Giorgione".Il "ritratto di gentiluomo" del 1523, che arriverà a Treviso da Monaco, ne è una precisa dimostrazione, ricordando da vicino il "Ritratto Giustiniani" di Giorgione, oggi a Berlino, in particolare per l'introspezione psicologica nella descrizione della figura maschile. Proprio la ritrattistica è una "cifra" eloquente per seguire l'evoluzione pittorica di Paris, dai primi ritratti "al naturale" ancora ispirati a Palma il Vecchio e a Tiziano, fino a quelli di impronta decisamente più manierista. Un'evoluzione che segue anche gli spostamenti di Bordon, che lascia Venezia, per approdare nel 1538 in Francia, a Fontainebleau alla corte di Francesco I, dove entra anche in contatto con la grande pittura rinascimentale toscana - a cominciate dai dipinti di Rosso Fiorentino - di cui più di ogni altro coglierà i segnali di novità. A cui seguirà nel 1548 la chiamata a Milano da parte di Carlo da Rho, un autorevole esponente del patriziato lombardo.Paris Bordon è anche un colorista che rinuncia alla tonalità calde della pittura veneziana per prediligere invece colori freddi, e carnagioni madreperlacee per i ritratti e le raffigurazioni femminili di eroine mitologiche come Flora o Berenice. Ma la committenza religiosa è, naturalmente, un'altra delle fonti generatrici della pittura di Paris e in mostra sarà possibile ammirare uno dei capolavori assoluti di questo aspetto della sua opera. Si tratta del monumentale "San Giorgio e il drago" commissionato per la chiesa di San Francesco a Noale e oggi conservato ai Musei Vaticani, che è stato restaurato proprio per questa occasione. Ispirato alla saga cavalleresca di "l'Orlando furioso" di Ludovico Ariosto, con il drago dai colori cinerini, che si divincola con la gola trapassata dalla lancia del cavaliere, la principessa elegantissima e in perfetto ordine anche se abbarbicata da uno sperone di boscaglia e, sullo sfondo un gruppo di curiosi cerca di portarsi sul luogo della scena scavalcando un edificio che assomiglia a Palazzo Ducale. La mostra di Treviso è dunque l'occasione per ammirare finalmente nel loro complesso le opere di questo grande pittore, schivo e riservato, che secondo Vasari lavorava per piacere e seguendo "una naturale inclinazione alla verità". --© RIPRODUZIONE RISERVATA