«Una volta contava il voto in più ora conta far fuori i rivali interni»

L'intervistaAlbino SalmasoIl vero "botto" l'ha fatto Fratelli d'Italia con l'ex magistrato Carlo Nordio. Ma anche il Pd ha trovato la star medico-mediatica con Andrea Crisanti. Le liste delle elezioni del 25 settembre sono figlie del Rosatellum. E non c'è da stupirsi se per aggirare la parità di genere scattano le pluricandidature nel proporzionale con il valzer dei "paracadutati" dopo 5-6 legislature: la legge lo consente. Fine delle polemiche. Paolo Feltrin, politologo e responsabile dell'Osservatorio elettorale del Veneto, sottolinea invece la vera questione: con il drastico taglio da 945 a 600 parlamentari si eliminano gli avversari interni in ogni partito. Professor Feltrin, le liste sono sempre state un regolamento di conti tra le correnti, perché mostra stupore? «Non è così. Questa tendenza si è accentuata nelle ultime 3-4 legislature, con la spinta a sbarazzarsi delle opposizioni interne. Nei vecchi partiti invece per massimizzare i voti si garantiva l'esatto equilibrio delle correnti. La Dc con il Cencelli, il Pci con il centralismo democratico che tutelava i miglioristi di Napolitano. La regola era il rispetto delle proporzioni per raccogliere un voto in più. Oggi invece si cacciano gli avversari interni. Renzi 4 anni fa ha fatto piazza pulita e gli eredi della sua corrente sono stati ripagati con la stessa moneta. Il metodo viene applicato nella Lega, nei 5 Stelle, in FI e in FdI». Anche in Fratelli d'Italia: qui comanda solo la Meloni...«Certo, altrimenti non si spiegherebbe l'esclusione di Elena Donazzan. La Meloni non la considera una fedelissima». Poi ci sono i paracadutati, che ne pensa di Fassino a Venezia e della Bernini a Padova? «Se la regola è garantire in primis chi è già deputato e senatore, allora si spiegano i "paracadutati". Ci sono sempre stati, ma con le preferenze bisognava conquistarselo il seggio. Vi ricordate Mario Ferrari Aggradi eletto a Treviso nella Dc? Apriva l'ufficio e girava i paesi con i comizi. E così lo storico De Rosa. Oggi invece non c'è competizione. I posti sono decisi dall'ordine di lista, una sorta di nomination. Che c'azzecca Fassino con il Veneto? E la Lorenzin?». Il caso più clamoroso riguarda la presidente del Senato Casellati dirottata in Basilicata, mente nel suo collegio arriva Annamaria Bernini: lei che ne pensa? Forza Italia ha rispolverato il criterio già adottato nel 1994 con Maurizio Sacconi, eletto in Calabria perché doveva pagare pegno. La Casellati diventa presidente del Senato su proposta della Lega con il sostegno del M5s. E ora l'hanno candidata in Basilicata. Mentre Roberto Fico, presidente della Camera e terza carica della Repubblica, esce completamente di scena per la regola dei due mandati del M5s. Su questi diktat dei partiti c'è da riflettere». Ci sono anche nomi nuovi: l'ex magistrato Carlo Nordio e Martina Semenzato, due figure della società civile al debutto in politica.«Si tratta di capire se la lista Noi Moderati supererà la soglia del 3%. Penso di sì, ma non sarà facile. Se Brugnaro ha candidato in 5 collegi Martina Semenzato e le ha assicurato un seggio sicuro nell'uninominale di coalizione vuol dire che ha assoluta fiducia in lei». E Carlo Nordio? «È la vera sorpresa. Nessuno si sarebbe mai immaginato che Fratelli d'Italia scegliesse Carlo Nordio. Mi spiego. Per definizione la destra è "manettara" mentre Nordio ha fatto delle battaglie interne alla magistratura in chiave liberale e garantista. Questo è un classico esempio di riposizionamento con una personalità estranea alla storia del partito. Fratelli d'Italia con la scelta di Nordio e Pera ha scompaginato gli avversari, due mosse davvero azzeccate che chiudono la stagione del vecchio Msi. La strategia per molti versi ricorda il Pci quando, nel boom degli anni Settanta con Berlinguer, candidava gli indipendenti di sinistra, fiori all'occhiello. E anche la Dc nelle fasi più difficili ha eletto Gianni e Umberto Agnelli. Nel 1994 il Pri nel pieno di Tangentopoli ha portato al Senato Luciano Benetton. La Meloni con figure eccellenti della società civile ha riposizionato la sua immagine». Anche il Pd ha lanciato un big: il virologo Crisanti. Lei che ne pensa? «Sotto il profilo elettorale, il Pd ha scelto una star della medicina protagonista della stagione del Covid in coerenza con le linee di sanità del governo. In passato si arruolavano le star del cinema, della musica o del calcio. Con la pandemia i medici sono saliti sul podio in tv e intercettano il top della fiducia dei cittadini. Su un piano diverso, anche Flavio Tosi è un campione di voti personali a Verona e si è conquistato un seggio in Parlamento dopo il patto con Berlusconi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA