Michele l'aveva inseguita armato di pistola

TORRE DI MOSTOMichele Beato aveva già seguito la moglie Rosa Silletti mentre lei stava lavorando a Torre di Mosto come addetta alle pulizie. E in quell'occasione aveva con sé la pistola essendo una guardia giurata. Era accaduto due mesi fa e la donna lo aveva segnalato subito ai carabinieri di Portogruaro che avevano così iniziato le loro indagini avendo, di fatto, acquisito una notizia di reato, anche se non era una denuncia vera e propria. Erano scattate le procedure previste, come la revoca del porto d'armi, ma non le restrizioni del "Codice Rosso", la legge del 19 luglio 2019 che tutela le donne vittime di violenze con una serie di limitazioni che possono arrivare al divieto di avvicinamento o anche al braccialetto elettronico per controllare i movimento dell'aggressore. Per Beato era scattata la revoca del porto d'armi e la conseguente sospensione dal lavoro. I carabinieri erano giunti davanti a casa sua in via Roma 37a per farsi consegnare la pistola in dotazione alla società di vigilanza Axitea. Era giugno. Lunedì pomeriggio Beato, 57 anni, originario di Bari come la moglie 51enne Rosa, è esploso in un raptus omicida e ha aspettato la moglie in via Roma dove alle 14 la donna avrebbe iniziato le pulizie nella barbieria "Stello". Ha infranto il vetro del finestrino con un portabiciclette metallico e le ha inferto una decina di coltellate ferendola gravemente alla spalla e coscia sinistra, le braccia e le mani, senza interessare, per fortuna, gli organi vitali. Poi si è tolto la vita nel garage sotterraneo di casa, a un centinaio di metri di distanza sempre in via Roma, utilizzando una balestra professionale per il tiro a segno che ha puntato al petto. La freccia scoccata, che può raggiungere oltre 400 chilometri orari in simili armi bianche di libera vendita, lo ha trafitto da parte a parte conficcandosi sul muro. È morto dissanguato pochi minuti dopo trascinandosi verso l'uscita in preda all'ultimo disperato istinto di sopravvivenza. Era probabilmente molto depresso e non accettava che la donna, quattro mesi prima, avesse deciso di lasciarlo e andare a vivere in un appartamento a San Stino di Livenza. Non c'erano a quanto risulta problemi di gelosia, ma attriti maturati negli anni all'interno della coppia. La salma, ricomposta all'obitorio di San Donà dalle onoranze funebri Moras di Torre di Mosto, è a disposizione del magistrato. Le onoranze funebri non sono state contattate dai familiari e i funerali non sono stati fissati. Per quanto riguarda il rapporto di lavoro, il prefetto avrebbe avuto tre mesi per decidere se restituire l'arma a Michele Beato. L'uomo sperava di rientrare al lavoro come guardia giurata e non aveva chiesto servizi alternativi, ad esempio di portierato, che non contemplano l'uso della pistola, ma hanno une retribuzione minore. Aveva venduto l'auto acquistata a rate e si era preso provvisoriamente una Fiat 600 muoversi. Voleva ricostruirsi una vita, garantire alla famiglia una sicurezza economica con il suo stipendio, ma non accettava di farlo senza la moglie. Rosa Silletti è ricoverata a San Donà. È stata operata dal dotto Pasquale Nava, impegnato in un intervento di tre ore per suturare le numerose ferite che non hanno compromesso i tendini. I figli si sono recati nel reparto di Ortopedia, per vedere la mamma, fuori pericolo. --Giovanni Cagnassi© RIPRODUZIONE RISERVATA