I figli al capezzale della madre «Rispettate la nostra privacy»

TORRE DI MOSTO«Chiediamo di essere lasciati in pace, ora vogliamo lasciarci quanto accaduto alle spalle». I figli di Rosa Silletti, Domenico di 30 anni, che viveva con il padre, e Daniela di 27 anni, trasferita a Milano dove ha studiato e si è laureata, hanno potuto far visita alla madre in ospedale. Il sindaco, Maurizio Mazzarotto, ha cercato di contattarli attraverso i servizi sociali per mettere a disposizione gli uffici. Loro hanno ringraziato per l'interessamento e la solidarietà ricevuta, ma hanno chiesto di essere lasciato tranquilli invocando riservatezza. Anche l'associazione i Colori della Vita a tutela delle vittime di violenze, ha alzato un muro attorno alla donna e ai figli e la presidente, Diana Aretano, ha imposto il massimo rispetto della privacy che non le permette di dire una parola su questo caso. Lei conosceva Rosa, descritta come una donna riservata, buona, impegnatissima nel lavoro. Ma sui dissidi con il marito non ha proferito parola ed è a disposizione per l'assistenza ai suoi figli in questi momenti così difficili. Da Bari a Torre di Mosto scorrono in rete i commenti sulla tragedia. Un tentativo di omicidio e poi suicidio che ha scosso l'Italia intera. «Michele era un uomo buono, non giudichiamolo per quello che ha fatto», scrive un parente stretto. Beato aveva chiamato i parenti a Bari sfogandosi per l'allontanamento della moglie e raccontando la sua grande sofferenza interiore. Nessuno avrebbe mai immaginato potesse arrivare a tanto. Molti si chiedono se non fosse stato opportuno aiutarlo in un periodo tanto pesante. Ma anche nel posto di lavoro, alla società Axitea, i colleghi non sapevano nulla dei problemi con la moglie fino a quando gli è stata tolta la pistola. «Non ce ne ha mai parlato», raccontano, «neppure dopo la revoca del porto d'armi e la sospensione. Voleva tornare a lavorare al più presto». --G.Ca.