Produrre le carote costa troppo gli agricoltori non le raccolgono

CHIOGGIACarote fresate perché non conviene nemmeno raccoglierle. Sui campi si stanno ripetendo le stesse scene drammatiche avvenute per il radicchio tardivo nello scorso autunno. Le quotazioni delle carote sono scese a valori talmente bassi, anche cinque centesimi al chilo, che nemmeno conviene raccoglierle, tanto che vengono lasciate marcire sui campi. Tra le cause del crollo dei prezzi, l'eccesso di offerta e la concorrenza di produzioni straniere dove un tempo, con condizioni climatiche diverse, non si potevano coltivare. Nelle ultime settimane è capitato sovente di vedere foto di campi interi pieni di carote che nessuno mai raccoglierà. Foto accompagnate spesso dallo sfogo degli ortolani, frustrati da prezzi di vendita che nemmeno lontanamente ripagano dei costi di produzione. Tra questi sfoghi, anche quello di Mauro Mantovan della Cia che si è fermato a parlare con uno dei tanti ortolani amareggiati. «Pochi giorni fa le carote sono state quotate sette centesimi al chilo», racconta Mantovan, «All'ortolano costa 5.000 euro coltivare un ettaro di carote, forse anche di più. Il consumatore però le paga un euro al chilo, se sono in foglia anche 2,5 euro. Stiamo parlando di un valore tra 14 e 35 volte superiore. Vendendole a sette centesimi al chilo, se ne dovrebbero produrre almeno 50.000 chili per ettaro per avvicinarsi ai prezzi di produzione. C'è evidentemente qualcosa che non funziona. L'ortolano lavora gratis e il consumatore le acquista i gioielleria».Le ragioni di un crollo così pesante del prezzo stanno nell'eccessiva produzione, ma anche in contratti a prezzi stracciati chiusi sui campi e nella concorrenza di prodotto straniero disponibile in tutte le stagioni. «Ormai carote, patate e cipolle non passano più per il mercato», spiega Giuseppe Boscolo Palo, amministratore unico di Chioggia Ortomercato del Veneto, «C'è un grosso problema di eccesso di offerta rispetto alla domanda. Ne sono state piantate tantissime, 50 ettari in più del solito, prima destinate al radicchio, perché da un paio di anni davano buone garanzie economiche. Vi è alla base anche una motivazione pratica: negli ultimi anni si fa sempre più fatica a reperire manodopera e le carote si possono raccogliere meccanicamente. La produzione è decisamente eccessiva e il prodotto ha toccato il punto più basso qualche giorno fa con una quotazione di cinque centesimi al chilo. Un quarto della produzione è stata buttata via. Fresata sui campi per non raccoglierla. A livello europeo ci sono centri di conservazione molto grossi in Belgio e in Olanda, dove un tempo esportavamo. Oggi invece, con il clima cambiato, le carote si coltivano anche dove prima vi era export e quindi il mercato delle nostre si è contratto ulteriormente». --elisabetta b. anzoletti© RIPRODUZIONE RISERVATA