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Mitia Chiarin«Servono parchi fotovoltaici sulle aree di Marghera inquinate, che nessuno vuole (100 ettari di Eni), su discariche e altre aree irrecuperabili per i costi proibitivi di bonifica, non nei terreni agricoli come quelli di Loreo, Concordia Sagittaria o Mogliano Veneto». Lo dice chiaramente Franco Rigosi, ex tecnico del dipartimento Arpav di Venezia e dagli anni Novanta voce dell'ambientalismo veneziano che sollecita una vera riconversione "green" di Porto Marghera e del Veneto. «I fondi del Pnrr vanno usati per rinnovare le fonti energetiche, non per tornare indietro», sostiene Rigosi contestando, dalle pagine di "Tera e Aqua", foglio dell'Ecoistituto del Veneto Langer di Michele Boato, le discussioni in corso in questo periodo di crisi energetica all'interno di Confindustria. Se un possibile ritorno al carbone, dopo la dismissione dell'impianto della centrale di Marghera, o l'investimento in rigassificatori divide il mondo dell'impresa dal fronte ambientalista come il nuovo inceneritore di Fusina, i parchi fotovoltaici nelle zone industriali dismesse paiono mettere d'accordo tutti. Marghera dal 2021 è interessata dal progetto che deve realizzare la Saipem per la New Energy, società controllata da Eni, per la realizzazione di una distesa di pannelli fotovoltaici. Piano che parte da un primo lotto di pannelli fotovoltaici, nell'area ex Ausidet del Petrolchimico di Porto Marghera, che ha già ottenuto l'Autorizzazione Unica per l'inizio dei lavori. Un secondo lotto di pannelli è previsto nelle aree "intercluse" e di proprietà demaniale, date in concessione a Syndial (la controllata di Eni che gestisce le aree da bonificare e rigenerare) dall'Autorità Portuale di Venezia. In tutto saranno installati 10 mila pannelli fotovoltaici di ultima generazione - con una potenza nominale di 340 Wp, montati su 2 file, inclinati rispetto all'orizzonte di 20° con un'altezza dal suolo minima di 80 centimetri e massima di 2 metri.Eni precisa che dopo il completamento della fase di progettazione «l'avvio dei lavori per la costruzione degli impianti avverrà non appena possibile, date le condizioni di estrema volatilità dei mercati dopo la pandemia». Questo perché ai ritardi della pandemia ora si aggiunge la delicata situazione internazionale che produce il raddoppio, almeno, dei costi. Anche nella contestazione a Mogliano contro i campi fotovoltaici su terreni agricoli, progetto ora sospeso, è emerso che la vera alternativa - si è detto - sono le zone industriali dismesse o le discariche e cave abbandonate. Su questo tipo di progetti, ambientalisti e imprese possono trovare un accordo. Per Marghera e quei troppi ettari di aree inquinate e le discariche con costi insostenibili di bonifica che di conseguenza rimangono senza una alternativa, la scelta migliore, dice Franco Rigosi, sono i parchi fotovoltaici. «Il gas non è il futuro, è un residuo fossile, responsabile del disastro climatico e inoltre inquina l'aria con NOx e polveri. Niente energia da carbone o da incenerimento rifiuti, dato il record nazionale di inquinamento della nostra area. Non si può tornare indietro solo per il costo del gas. E non si può sbandierare la possibilità dell'uso della centrale Edison Levante a idrogeno, se non si sa da dove e quando arriverà, se sarà verde o ricavato dal metano. Né altri mega rigassificatori di metano liquido: nel mondo si usano navi che, attraccate, ricevono il gas liquido da altre navi, lo gassificano e lo inviano a terra», spiega l'ambientalista che sollecita ad investire subito in risparmio energetico. «Basta pensare agli scarichi di acqua calda delle centrali di Marghera: il 60% del potere calorifico dei combustibili finisce in aria e acqua. Si è pensato, ma mai fatto, al teleriscaldamento o all'acquacoltura o alle serre per sfruttarlo. Poi vorremmo realizzati gli studi con turbine sommerse alle bocche di porto per sfruttare le maree per produrre energia elettrica e l'uso di alghe per il biogas o scarti agricoli della provincia per centrali a biomassa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA