Mose, non basta il grasso a proteggere gli "steli"

Alberto VitucciBasta un poco di grasso e la corrosione va giù. È la tesi che la commissaria straordinaria del Mose Elisabetta Spitz sostiene nella sua risposta inviata alla Procura della Corte dei Conti, dopo i rilievi formulati su questo punto. In base alla relazione dell'esperto Nicholas Larcher dell'Istituto della Corrosione di Brest, la corrosione è limitata agli steli e non riguarda la tenuta della struttura. Con ispezioni periodiche e con del grasso la situazione può essere superata. Il sopralluogo alle tre bocche di porto dell'esperto accompagnato dai tecnici del commissario e del Consorzio, era durato due giorni, nel settembre scorso. «Ma la proposta del grasso era stata già avanzata nel 2016», ricordano gli esperti del Provveditorato, «e si era convenuto che si tratta di operazione difficile. In Europa non esiste una camera in grado di rivestire una struttura così grande». E la manutenzione, prevista dal progetto come necessaria ogni 5 anni, non può limitarsi al grasso. «Quello che manca e non è stato mai fatto», dice Susanna Ramundo, esperta di corrosione consulente fino allo scorso anno del Provveditorato alle Opere pubbliche, «è lo stato di consistenza degli steli». Da quelli più ammalorati della barriera di Treporti (in acqua da nove anni) a quelli di Lido, Malamocco e Chioggia. Operazione complessa, che richiede mesi di tempo e personale altamente specializzato nello studio della corrosione. Lo stato di consistenza è propedeutico alla dichiarazione della "vita residua". Cioè il periodo di durata della struttura sott'acqua. Questo è il vero punto, secondo Ramundo, che può dare sicurezza sulla tenuta delle paratoie e delle loro cerniere. «Lo studio di Larcher«, dice, «è una fotografia dell'esistente, non uno studio di vita residua». Lo aveva segnalato anche Francesco Ossola, ex commissario del Consorzio Venezia Nuova, oggi consulente tecnico della commissaria Spitz. Durante il sopralluogo alla bocca di Treporti, aveva chiesto che fosse effettuata quell'operazione. Ma non è stato fatto. Intanto le indagini della Corte dei Conti e della Guardia di Finanza vanno avanti.«Abbiamo agito in pieno coordinamento», dice Spitz. Nella risposta ai rilievi della Corte vengono definiti «prioritari i lavori per il completamento degli impianti». L'allungamento dei tempi, scrive, è stato causato dai finanziamenti non disponibili. Bloccata anche la gara da 64 milioni di euro per la manutenzione delle paratoie, assegnata nel luglio scorso dall'ex provveditore Zincone a Fincantieri, unica partecipante: «Per la mancanza di un sito dove fare la manutenzione». In origine doveva essere l'Arsenale, poi l'area ex-Pagnan a Marghera. La commissaria cita il VII atto attuativo, quello che ha rimodulato i finanziamenti e deciso che il cronoprogramma del Mose sarà cambiato. Con la conclusione degli ultimi lavori sulla conca di navigazione la fine non arriverà prima di altri quattro anni. I fondi non saranno spesi per il Piano Europa, ma per il Mose, compresi gli interventi di "inserimento paesaggistico" progettati da Iuav. Ma i ritardi dei lavori e il blocco dei cantieri hanno convinto alcuni parlamentari a chiedere la rimozione dei commissari straordinari. Tempo di cambiare secondo Arianna Spessotto , parlamentare veneziana di Alternativa. Stessa linea sottoscritta da Orietta Vanin (M5s), Sara Moretto (Italia Viva), Metteo Righetti (ex Pd). Quest'ultimo (non Moretto come erroneamente riportato ieri) ha anche attaccato la nuova direttrice di Dipartimento Ilaria Bramezza. --© RIPRODUZIONE RISERVATA