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Niccolò Carratelli / ROMA«Chiudiamoci in una stanza e buttiamo via le chiavi, pane e acqua, fino a quando non troviamo una soluzione». Alla fine di un'altra giornata di incontri, trattative e inutili schede bianche, è questa frase di Enrico Letta a fotografare la situazione: se si vuole eleggere il presidente della Repubblica, serve uno sforzo in più. E, di certo, non serve «la guerra delle due rose», per dirla con Roberto Speranza. Per questo i leader del centrosinistra, al termine dell'ennesima riunione, hanno deciso di non rispondere con una loro terna di candidati a quella presentata dal centrodestra. «Abbiamo voluto dimostrare la volontà di arrivare a una soluzione condivisa e super partes», spiega il segretario del Pd. Il quale, per una questione di forma, definisce «di qualità» i nomi dell'ex presidente del Senato Marcello Pera, dell'ex ministra e ora vicepresidente di Regione Lombardia Letizia Moratti e dell'ex magistrato Carlo Nordio. «Li valuteremo senza spirito pregiudiziale», assicura Letta, subito prima di bocciarli. La valutazione emerge netta dal vertice con Conte e Speranza: «Pur rispettando le legittime scelte del centrodestra - dicono i tre - non riteniamo che su quei nomi possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessaria». Segue l'invito a «un incontro tra due delegazioni ristrette» di centrosinistra e centrodestra, da tenere oggi, per cercare un via d'uscita dallo stallo. Certificato anche dalla seconda votazione di ieri pomeriggio, con 527 schede bianche e 125 voti dispersi, oltre alla solita sagra di preferenze più o meno fantasiose. «L'Italia non ha tempo da perdere, non è il momento del muro contro muro - dice Giuseppe Conte - acceleriamo il dialogo con il centrodestra, con l'impegno di trovare nelle prossime ore un candidato condiviso». Quella appena passata è stata una notte di contatti e colloqui tra i rappresentanti dei due schieramenti, per preparare il terreno e comprendere i rispettivi margini di manovra. Matteo Salvini, che ieri ha parlato di nuovo con Mario Draghi, ufficialmente difende la sua terna quirinalizia: «Non sono leader di partito, speriamo non ci siano no preventivi nei loro confronti». Così come fa Giorgia Meloni: «Non sono proposte buttate lì, né candidati di bandiera - assicura la leader di Fratelli d'Italia - ma personalità di altissimo profilo». In realtà, entrambi sono consapevoli che nessuno tra Pera, Moratti e Nordio può raccogliere voti dal centrosinistra. Secondo voci di Transatalantico, la rosa di centrodestra ha un petalo nascosto, con la faccia della presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Non inserita tra i papabili «perché vogliamo che le cariche istituzionali siano tenute fuori e abbiano in sé la dignità di essere una possibile scelta», spiega il leader della Lega. Un modo per dire che la seconda carica dello Stato, eletta a palazzo Madama nel 2018 anche con i voti dei 5 stelle, è in campo e potrebbe essere la carta da giocare nella quarta votazione. Quando, per scegliere il futuro inquilino del Quirinale, basterà la maggioranza assoluta. Se, ad esempio, sul nome di Casellati convergessero i voti di Italia Viva, di una quota del gruppo Misto e di parte dei grandi elettori 5 stelle, la partita sarebbe chiusa. Per ora se ne parla solo informalmente, con i parlamentari leghisti impegnati a sondare le intenzioni dei colleghi centristi e grillini. La giornata di oggi dirà se si tratta solo di una suggestione. Nella terza votazione, in programma a partire dalle 11 (ancora con maggioranza dei due terzi richiesta), il centrosinistra dovrebbe continuare a votare scheda bianca, mentre il centrodestra potrebbe decidere di verificare la tenuta della coalizione, indicando uno dei tre nomi della rosa proposta, forse quello di Carlo Nordio. Già da ieri, intanto, è stato ristabilito il plenum di 1009 grandi elettori, con la proclamazione di Maria Rosaria Ressa, neodeputata di Forza Italia al posto dello scomparso Vincenzo Fasano. --© RIPRODUZIONE RISERVATA