Donadio incastrato dalle intercettazioni

Eraclea«Colgo l'occasione per fare gli auguri di Buone Feste a tutti». Luciano Donadio chiude così l'udienza di ieri al bunker di Mestre dove è imputato come il capo clan camorristico di Eraclea. È stata l'udienza con la quale è finito l'esame del luogotenente della Guardia di Finanza di Trieste che più di altri ha indagato sulle "fortune" economiche degli imputati.È stata anche l'udienza in cui Donadio e Raffaele Buonanno, l'altro personaggio di spicco del gruppo, hanno deciso di rendere spontanee dichiarazioni. Anche se poi hanno risposto a domande di difesa e accusa.È stata l'udienza in cui le difese esaminando il finanziere hanno voluto dimostrare, ancora una volta l'inesistenza di una vera e propria organizzazione criminale. In particolare mostrando che ognuno, quando si trattava di soldi e beni, faceva per conto proprio. Insomma a dirla come ha sottolineato l'avvocato Renato Alberini: non c'era un Cda del clan. Osservazione confermata dallo stesso investigatore. Oltre ad Alberini ad insistere su questo tasto anche Giovanni Gentilini ed Emanuele Fragasso. E in successione è stato chiesto al teste se il clan aveva dei debiti, o se in realtà i debiti erano dei singoli. E la risposta è stata scontata: i debiti erano dei singoli. Ma del resto non è stato trovato nessun libro mastro con i conti del gruppo o altri documenti che dimostrassero l'esistenza di una cassa comune.Alle bordate delle difese ci ha messo delle pezze, significative, il pm Roberto Terzo che ha chiesto all'investigatore il contenuto di certe intercettazioni in cui si ascoltavano gli appartenenti al gruppo, preoccupati, ordinare di distruggere qualsiasi documento inerente alle loro attività illecite. "Carte" date in custodia a Claudia Zennaro, la segretaria tutto fare di Donadio. Documenti che donna custodiva nella sua abitazione. Ma non solo. Infatti ci sono altre intercettazioni con le quali vengono registrati i colloqui tra i "soci" mentre si spartiscono i soldi del malaffare e discutono delle false fatture prodotte dalle società cartiere di Donadio. E poi c'è la conferma che Raffaele Bonanno si ricavava lo stipendio caricando carte prepagate, pescando da un conto a cui avevano accesso più di una persona.Per il resto c'è stato un lungo confronto su proprietà e beni più o meno eredità legalmente e su soldi di risarcimenti assicurativi investiti in immobili. Di certo certe spiegazioni su come siano stati trovati i soldi per acquistare case e appartamenti, non reggono. Ma a sentire Bonanno, lui ha sempre lavorato, ha fatto di tutto e non ha mai fatto ferie. E naturalmente: «Io non ho nulla a che fare con la camorra e con la mafia. Anzi sono contro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA