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Simone Bianchi / mestreMezzo chilometro. Questa la distanza che ha fatto la differenza nell'inserimento di Junior San Marco e Giants Marghera rispettivamente nei gironi Ovest ed Est della Serie B femminile di pallacanestro. Una decisione che il Comitato regionale della Federbasket ha preso in base ai parametri sulle distanze chilometriche, attuato ormai da tempo per evitare tutte le polemiche del passato all'atto della composizione di un girone, ma che neppure in questa occasione è servita a evitare proteste. Tutto nasce dal fatto che al torneo di B sono iscritte 16 squadre, ed essendo in vigore ancora le normative anti Covid, per ridurre anche il numero di trasferte la Fip ha optato per la suddivisione dei club in due gironi da 8. Tuttavia i due club, attraverso il pensiero dei loro dirigenti, sono tutt'altro che soddisfatti. «Come vedo questa suddivisione? Male ovviamente», commenta Claudio Sinibaldi, presidente dello Junior, «la spiegazione ufficiale è quella delle distanze, tanto che avevamo chiesto lumi alla Fip fin dalla stesura del calendario provvisorio, e la risposta è stata quella. Forse lo scorso anno le cose sono state diverse perché i gironi erano dispari e ora ci sono squadre in più, ed è allora cambiato tutto. Ci può stare come ragionamento assoluto, ma rimaniamo perplessi. Non voglio fare polemica, cercheremo di confrontarci in futuro. Di sicuro ci mancherà il derby con Marghera, una sfida classica ormai, speriamo di sfidarci nel girone oro per la promozione. Il pepe in questo derby c'è sempre». Tullio Coccia è invece il direttore sportivo delle Giants, e aggiunge: «Noi, seguendo il criterio delle distanze applicato anche lo scorso campionato, avevamo già immaginato che saremmo stati l'ago della bilancia. Personalmente, penso che saremmo dovuti andare nell'altro girone. E rimaniamo dell'idea che il girone Est sia il più difficile, anche perché in amichevole stiamo dando 20 punti a tutte quelle del girone Ovest. L'abbiamo comunque presa filosoficamente e vedremo cosa succederà, tanto ormai non si può far nulla. Ai due gironi si è arrivati per diminuire le trasferte complesse e far fronte a eventuali problemi con il Covid. Alla fine non ci siamo lamentati, eravamo preparati a questa cosa». «Il problema è che abbiamo squadre di tre regioni: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige», osserva Federico Polo, responsabile dell'ufficio gare della Fip veneta, «e abbiamo dovuto fare i conti con una situazione complessa. Alle formazioni iscritte nella passata stagione, si sono infatti aggiunte le neopromosse dalla Serie C, le lupe San Martino retrocesse dalla A/2, il ripescato Spresiano, e poi va ricordato che alla fine non ci sono state promozioni in A/2 e la squadra delle giovani dell'Umana ha rinunciato. Su sponda friulana aveva quindi sei club, il più vicino a livello chilometrico era lo Spresiano, e bisognava tenerne conto proprio per le regole in vigore. Quindi, una sola tra Giants e Junior poteva entrare in questo raggruppamento. Qui mezzo chilometro ha fatto la differenza, ed è toccato a Marghera. Con lo Junior destinato al girone con Bolzano, Rovigo, le vicentine e le padovane. In base alla normativa vigente, non c'era alcuna possibilità di metterle assieme. Inoltre, sia chiaro, non potevamo neppure fare gironi dispari per unire Mestre e Marghera, quelli si fanno per regolamento solo in caso di totale disparità di squadre iscritte a un campionato», chiude Polo, «ma ora ne avevamo in tutto sedici». --