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IL RETROSCENAFilippo TosattoSezioni divise, militanti demotivati, fuoco amico sui candidati, assenza di una regia condivisa. Dov'è finita la Lega "leninista" dei veterani? Quella che lavava i panni in famiglia, onorava la tessera, eleggeva i condottieri e poi, compatta come una falange macedone, partiva alla conquista del territorio esibendo una diversità vincente rispetto ai rivali, regrediti a consorterie elettorali, gruppi di notabili o cordate digitali.DOV'è FINITA LA FALANGE MACEDONE?La campagna amministrativa agli sgoccioli offre scampoli inauditi. Nella provincia di Padova, con circoli - di volta in volta - incapaci di presentare una lista e persino di indicare propri candidati agli alleati (Carmignano di Brenta); lacerati tra i sostenitori del runner ufficiale e di quello eretico (Montegrotto Terme); inclini, in gran numero, a rifiutare il sostegno al sindaco uscente e deputato leghista (Vigodarzere). Nella Marca trevigiana, dove le baruffe inducono il partito a vietare, salomonicamente, il simbolo ad entrambi i candidati-sindaco in lizza (Cordignano). Nel Veneziano, con l'onda lunga del contestatore Gianluca Forcolin (già vice di Luca Zaia, ora approdato alla presidenza del Casinò di Venezia con la benedizione del sindaco Luigi Brugnaro) proiettata sulle urne a Musile di Piave, San Stino di Livenza e Caorle. Ignoriamo quale sarà l'esito del voto del 3 e 4 ottobre, scandito com'è dal braccio di ferro tra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, ma la disaffezione dei militanti di lungo corso è palpabile nella riflessione del "patriarca" del leghismo in terra padovana, Paolo Tonin. TROPPE NOMINE CALATE DALL'ALTO«Il disagio è cominciato quando Salvini ordinò di aprire le sezioni a persone che avevano un percorso politico diverso dal nostro», le parole del popolare "Fantomas" di Campo San Martino «nulla di male in sé, anzi un arricchimento di esperienze e sensibilità, non fosse che l'operazione consentì, qua e là, l'infiltrazione e la cooptazione in incarichi rilevanti di soggetti lontani non dalla nostra tradizione ma dai valori nei quali crediamo»; «A seguire, il passaggio da Lega Nord a Lega Salvini premier, anch'esso legittimo per carità, ha determinato un congelamento del dibattito interno: non più rinnovo dei segretari ma nomina di commissari e referenti, direttivi sostituiti dai direttori, abolizione delle circoscrizioni che assicuravano il coordinamento sul territorio. Per molti di noi, cresciuti nell'esercizio della democrazia diretta, è stata una doccia fredda»; «Prospettive? I consensi vanno e vengono ma la Lega ha un patrimonio unico e prezioso, la militanza. Perciò dobbiamo ripartire dal basso, ritrovando entusiasmo e passione». La richiesta stringente è quella di una stagione congressuale capace di riattivare una sintonia smarrita tra vertici e base.DAL "BULLDOG" AL GIOVANE COMMISSARIO«Non è un capriccio, dopo due anni di commissariamento è un fatto di democrazia», l'ultimatum al riguardo di Roberto "bulldog" Marcato, assessore a Palazzo Balbi. Toni che non turbano il giovane commissario del partito veneto: «La Lega è un partito che sta crescendo e si dimostrerà protagonista in questa tornata amministrativa, in Veneto aumenteremo i sindaci, gli assessori e i consiglieri», profetizza Alberto Stefani «da mesi sostenitori, militanti e rappresentanti istituzionali stanno girando il territorio a sostegno delle nostre squadre: faremo un bel risultato, siamo impegnati a lavorare, non abbiamo tempo per le polemiche accese dai soliti noti». E i congressi? «Il segretario Salvini ha annunciato che quelli di sezione avranno luogo entro l'anno, i provinciali a primavera e quindi quelli regionali. La pandemia ha bloccato tutte le forze politiche, non mi risultano congressi di altri partiti, noi non siamo un sodalizio da salotti, abbiamo 1500 sezioni da mobilitare, evidentemente si tratta di una polemica strumentale».AGGIORNARE LA LINEA POLITICAChiudiamo con un amministratore apprezzato per equilibrio e competenza, l'assessore zaiano al bilancio Francesco Calzavara, per un decennio sindaco a Jesolo: «Le divergenze sono il sale della democrazia, magari evitiamo di esasperarle. Io credo che i congressi siano necessari per aggiornare la linea della Lega in un mondo in rapida trasformazione e legittimare la nostra classe dirigente. Andiamo avanti, senza ansie né paure». --RIPRODUZIONE RISERVATA