Sinopoli morì dopo 19 mesi d'agonia

Il caso di Gabriele Sinopoli, fratello del direttore d'orchestra Giuseppe, continua a ricordarci cosa possa accadere in questi casi tragici di pestaggi da strada. Il promotore finanziario era stato colpito con un violento pugno nel settembre 2012 dopo aver ripreso un gruppo di ragazzi in via Verdi a Mestre. Era morto 19 mesi più tardi, dopo un lungo ricovero in ospedale. Il pm Stefano Buccini aveva ritenuto che tutti nel branco fossero colpevoli, sia chi lo aveva colpito con pugni e sberle, sia chi aveva solo assistito senza intervenire. Lo stesso gup Alberto Scaramuzza aveva riconosciuto che persino chi non lo aveva neppure sfiorato era colpevole del reato di lesioni volontarie aggravate, senza contare la tentata rapina, visto che nella fase dello scontro gli era pure stato intimato di consegnare il portafogli.In primo grado erano state comminate condanne da 2 a 5 anni ai sei imputati. La pena maggiore (5 anni, 1 mese e 10 giorni) era stata quella per Giuseppe De Simone, primo aggressore che nella tragica tra il 2 e il 3 settembre 2012 continuò a inseguire il promotore finanziario anche all'interno del cortile di casa. Il giudice aveva disposto una provvisionale di quasi 11 mila euro alla moglie Marzia Cossutta, ai figli e alla sorella Anna, parti civili con l'avvocato Emanuele Fragasso. La sorella era stata testimone dell'aggressione. Tornato a casa dopo una serata verso mezzanotte in via Verdi a Mestre, Gabriele Sinopoli aveva trovato il gruppetto di ragazzi in mezzo alla strada. La sua colpa: aver suonato il clacson per farli spostare. Poi il battibecco, le botte e un anno e mezzo dopo la morte di una persona già fragile oltre che indifesa. G.CA.