«Vogliamo sapere com'è morto il nostro Andrea»

MEOLOLa famiglia di Andrea Visentin vuole sapere la causa della morte improvvisa a neanche 38 anni in un pomeriggio di relax in piscina a Losson della Battaglia. E ha chiesto che sia eseguita l'autopsia sul corpo ora ricomposto all'obitorio del cimitero di Meolo. Mamma Lucia e papà Giannino, la sorella Elisa, la compagna Nadia e la ex moglie Erica non si danno pace. Ci sono i due bambini, Emma di 6 e Giulio di 3 anni, che sono senza un papà in una famiglia distrutta. Sabato pomeriggio, Visentin era con la compagna all'hotel all'Ancora e stava giocando con i bambini quando si è avvicinato a una siepe per raccogliere la palla e sarebbe stato punto da un insetto al collo. La puntura di una vespa che avrebbe poi scatenato lo shock anafilattico responsabile del decesso pochi secondi dopo. Da una prima analisi del corpo, i sanitari non averebbero però ravvisato segni di punture evidenti. La morte per arresto cardiocircolatorio è ancora un mistero e adesso i familiari insistono per l'esame autoptico in modo da capire con esattezza cosa ha causato la morte del padre di famiglia, idraulico molto conosciuto a Meolo dove risiede la famiglia, nella frazione di Marteggia. Lui da qualche tempo abitava invece a Monastier con la compagna.La famiglia ha ricevuto anche la visita del sindaco di Meolo, Daniele Pavan, per le condoglianze a nome della comunità sconvolta.«Stiamo soffrendo tutti», hanno commentato mamma Lucia Fregonese e la sorella Elisa, «stava giocando quando è andato a prendere la palla vicino alla siepe e ha sentito la puntura. Ha detto di avere dolore al viso, ma la compagna ha notato solo i segni dietro all'orecchio, tre puntini. Il tempo di sdraiarsi sul lettino nel parco mentre lei è andata a prendere dell'acqua ed è morto. Non aveva ancora 38 anni, li avrebbe compiuti a settembre. E ora non c'è più. Vogliamo sapere cosa ha determinato quell'arresto cardiocircolatorio e solo l'autopsia potrà spiegarlo. Lo dobbiamo ai suoi figli che devono sapere di cosa è morto il padre». --Giovanni Cagnassi© RIPRODUZIONE RISERVATA