L'ex consigliere Varagnolo teste al processo casalesi Si parla dei voti di Donadio

eracleaAl processo in corso in aula bunker, si è tornati ieri a parlare dei presunti accordi per far convergere i voti di Luciano Donadio sull'ex sindaco Mirco Mestre. Al banco dei testimoni, l'ex consigliere della lista civica di Mestre, Mario Varagnolo, che racconta di aver deciso di candidarsi per risolvere il problema di mancanza di spazi sportivi per alcune società. «Ne ho parlato con Emanuele Zamuner, che era mio cliente, con Franzoi e con Mestre e abbiamo deciso di fare una lista», dice Varagnolo. Il pm Roberto Terzo gli chiede conto delle riunioni «per accordarsi su come non disperdere voti» fatte nella carrozzeria di Zamuner (che per la Procura avrebbe fatto da tramite per portare i voti di Donadio a Mestre: anche lui, come l'ex sindaco, nega su tutta la linea).Varagnolo dice che di riunioni ne hanno fatte tante. Incalzato dal pm, dice che sì, Zamuner gli aveva promesso voti, ma che alla fine erano forse andati al cognato Roberto Cattelan, che un giorno gli aveva detto: «Se ci scattano una foto finiamo sui giornali». Che vuol dire, insiste il pm? Prima Varagnolo non ricorda, poi quando il pm gli contesta le dichiarazioni di un'altra consigliera - che ha testimoniato di un passaggio ai gazebo elettorali di Donadio e del commento di Mestre: «Questi ci votano» - Varagnolo dice che sì, forse era passato. Prende la parola l'avvocato Fragasso jr, legale di Mestre: «Sente di avere debiti di riconoscenza con Donadio?». No. «Con i casalesi?», No. Ha mai visto danaro «nero, ma che non puzza» elettorale? No. Il pm Terzo riprende la parola: avrebbe accettato i voti di Donadio? No. E perché mai, gli chiede Terzo? «Perché Donadio aveva attorno persone che non mi andavano bene, non erano tanto per la quale. Dopo una certa ora avevo paura ad andare a Eraclea Mare. Non perché fossero del sud....ma si vedeva che non erano sicuramente dei nostri». Gli avvocati di Donadio Alberini e Gentilini protestano per domande che ritengono suggestive: «Non si può far rispondere il teste ora per allora». L'avvocata Bassetto (legale di Zamuner) riconduce gli incontri pre-elettorali a normale organizzazione: «Cosa sarebbe accaduto se un elettore avesse votato due uomini o due donne?», domanda. Scheda nulla, risposta. A Eraclea nessuno sembrava conoscersi. Poi le storie si intrecciano. Il pm chiede a Varagnolo dei rapporti con Sgnaolin (spalla di Donadio): «L'ho contattato per un piano di sicurezza di un evento, perché sapevo che li aveva fatti per alcune parrocchie». --r.d.R.© RIPRODUZIONE RISERVATA