Murale "Mai più mafia" per Cristina Pavesi e il giudice Pavone

CAMPOLONGO«Mai più mafia»: è questo il titolo del murale dedicato a Cristina Pavesi, vittima innocente della mafia del Brenta e al giudice Francesco Saverio Pavone, morto nel marzo 2020 a causa del Covid. A Cristina Pavesi sarà intitolata anche l'ex villa del boss in via Fermi, ora casa delle associazioni. Il murale sarà svelato domenica prossima in occasione della Giornata della Legalità. Cristina Pavesi è la studentessa di Conegliano morta a 22 anni nel dicembre'90 nell'attentato al treno portavalori della banda Maniero, a Vigonza; Pavone con le sue indagini contribuì a far incarcerare e condannare l'ex boss. «Campolongo» spiega Michela Pavesi, zia di Cristina «in tutti questi anni si è spesa tantissimo nel campo della cultura della legalità. Ha promosso un concorso letterario dedicato a Cristina e ha intitolato in suo ricordo anche l'ex casa del boss in via Fermi, ora casa delle associazioni. La cultura della legalità, da diffondere soprattutto fra i giovani, per battere le mafie è fondamentale. In questo senso io non ho più paura di Maniero, è lui che deve avere paura di noi». L'amicizia e l'affetto fra la zia di Cristina e il giudice Pavone è sempre stata forte. «Nel corso degli anni» racconta Michela Pavesi «con il giudice Pavane si era stretto un legame di sincero affetto per il suo grande impegno professionale e caparbietà nel perseguimento della giustizia. La figli Antonella domenica parteciperà a questa ammirevole iniziativa organizzata dal Comune e dall'associazione Mondo di Carta». Alle 10 nell'ex casa del boss, nel campo polifunzionale sarà celebrata una messa all'aperto in ricordo della giovane studentessa (in caso di maltempo dentro la villa ma con capienza ridotta). La messa sarà officiata da don Giorgio de Checchi dell'associazione Libera. Alle 11 l'inaugurazione del murale "Mai più Mafia" vicino alle scuole del paese. «Il murale» spiega l'assessore comunale alla Pubblica istruzione Mattia Gastaldi «è stato realizzato là dove i vandali avevano imbrattato i muri con scritte offensive e senza senso. Ora invece celebriamo la cultura della legalità, raffigurandone due importanti simboli per il nostro territorio». --Alessandro Abbadir © RIPRODUZIONE RISERVATA