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IL RECORDEssere al "timone" di una società sportiva consecutivamente da 45 anni e dopo aver attraversato diverse burrasche, sicuramente è un dato che potrebbe entrare nel Guinness dei primati. Protagonista è il vulcanico Guerrino Boschiero che, da 45 stagioni, è il presidente della Biotekna Marcon, società di atletica leggera leader del veneziano ma anche tra le più forti società italiane, visto i risultati eclatanti ottenuti negli ultimi cinque anni di attività agonistica. Il primo aprile compirà 78 anni, ma pare non abbia nessuna intenzione di mollare lo "scettro" di presidente. «Non voglio e non posso lasciare la guida di questa società», spiega Boschiero, «in quanto nel momento stesso in cui decidessi di lasciare, la società sparirebbe dal panorama dell'atletica leggera, perché non c'è nessun altra persona in grado di accollarsi l'onere di guidarla con la mia stessa passione da 45 anni». Ecco la parola giusta, "passione", come nasce? «Inizialmente eravamo un gruppetto di persone abitanti a Marcon (tra l'altro all'epoca ero anche consigliere comunale) e appassionati sportivi. Tra questi ricordo il professor Flavio Cucco, Laura Chiappetta, Fioretta Nadal e soprattutto Marilena Scaggiante. Decidemmo di avviare l'allora Polisportiva Marcon che racchiudeva anche pallavolo, pallacanestro e ginnastica. Tra l'altro con la pallacanestro abbiamo ottenuto ottimi risultati nonostante non avessimo il palazzetto e giocassimo sempre all'aperto con il campo in cemento». Poi cos'è successo? «Grazie ai miei tre figli, Dario, Denis e Diego, i quali volevano fare atletica leggera, ho deciso di dedicarmi solo a questa disciplina e fondare l'Atletica Marcon, costola della Polisportiva. Tra l'altro, i miei figli ottennero ottimi risultati, soprattutto Denis nel salto in alto e in particolare Diego che entrò anche nelle Fiamme Gialle e vinse il titolo italiano assoluto di salto in lungo arrivando fino alla misura di otto metri». Nel corso degli anni la società si è sviluppata fino a ottenere traguardi nazionali? «Inizialmente non avevamo alcun appoggio economico salvo qualche contributo offerto dai genitori degli atleti e dalle mie tasche personali. Con i risultati sono arrivati anche gli sponsor. Il primo per diversi anni è stato Carrefour e poi la Biotekna (tra l'altro è l'azienda fondata dal figlio Dario leader nei dispositivi medici non invasivi), oltre a Luciano Benetton, che da anni funge da sponsor tecnico fornendoci l'abbigliamento sportivo. I risultati che abbiamo ottenuto sul campo ci hanno permesso tutto questo, cominciando dalla prima finale argento assoluta vinta a Caorle, che ci permise di entrare l'anno successivo nella finale Oro e cioè quella riservata alle prime dodici società d'Italia in gara per vincere lo scudetto. Uno scudetto che sembra una favola ma potrebbe arrivare? «Siamo pur sempre una piccola realtà di un paese di poco più di 20.000 persone. Però sono cinque anni che disputiamo stabilmente la finale Oro per lo scudetto e nel 2019, se non avessimo avuto tre defezioni importanti, avremmo potuto vincere anziché arrivare al quarto posto che comunque rappresenta un grande risultato». Avete molte difficoltà a portare avanti l'attività? «In primis le dico che l'amministrazione comunale ha smantellato tutti i capannoni che avevamo allestito in questi anni e ci servivano per gli spogliatoi, gli allenamenti al coperto, la segreteria ecc... Tutto ciò perché hanno detto che erano costruzioni abusive. Però come mai negli anni precedenti ce l'hanno concesse? Ora ci troviamo a dover svolgere gli allenamenti sempre e comunque all'aria aperta nonostante i risultati nazionali ottenuti». Al suo fianco ha sempre avuto Franco Gavarini come direttore tecnico. Come mai non c'è più? «Con me c'è sempre e non potrebbe essere diversamente. Con Franco abbiamo portato avanti la società e senza di lui non saremmo arrivati così in alto. Oggi il nuovo consiglio direttivo non l'ha voluto più nella carica di direttore tecnico, ma collabora sempre con me». Nel corso di 45 anni quali sono gli atleti che al di là dei risultati gli hanno dato le maggiori soddisfazioni? «Ce ne sono tanti, mi vengono in mente i nomi di Alberto Lago, Alessandro Marcon, Daniel Zarpellon, Flavio Vona, Eugenio Rossi, il maratoneta Said Boudalia e anche il finlandese Nichlas Rorarius, fortissimo nel lungo e per sopperire all'assenza di un nostro velocista si offrì di gareggiare nella staffetta 4X100 facendo saltare i blocchi di partenza in quanto non aveva mai preso parte ad una gara di velocità». Oltre all'atletica non ha mai avuto altre passioni sportive? «Mi piaceva anche la pallacanestro e seguo come moderato tifoso le partite del Milan. Sono diventato tifoso dei rossoneri nel 1962 perché durante il servizio militare, svolto a Orvieto, nella mia camerata c'era il grande Gianni Rivera con il quale diventammo amici. Poi dopo il Car lui andò a Bologna, però ho un bellissimo ricordo, era un ragazzo cordiale». E dopo il servizio militare cominciò a dedicarsi all'atletica leggera? «No, iniziai a lavorare e ogni tanto assieme ad alcuni amici facevo nel fine settimana qualche corsa nei campi. Non c'era tempo per lo sport lavoravo sodo prima all'azienda Paolini e Villani, quella che produceva il tè Lipton e mi occupavo di restauri e poi mi sono messo in proprio aprendo la mia attività di costruttore e restauratore di caminetti tradizionali. Dopo qualche anno ho intuito che avrei potuto fare anche il dirigente sportivo: sono ancora qui...». --VALTER ESPOSITO