Generali va alla svolta In rampa il cambio di due top manager

Roberta Paolini / VENEZIAGenerali apparecchia la svolta al vertice del gruppo. L'intervento è dritto sulla linea più avanzata del management, secondo Bloomberg infatti sarebbero in uscita il general manager Frederic de Courtois, il numero due della compagnia di fatto, ruolo assunto nel 2018 e ritagliato su misura proprio su di lui. Un altro luogotenente di Philippe Donnet che lascerà è il chief operating officer Tim Ryan, a riporto diretto del group ceo. A Ryan, in carica da quattro anni, fa capo l'asset management, terzo pilastro del Leone accanto alle attività assicurative tradizionali dei rami danni e vita. Su quest'ultimo fronte c'è da segnalare che il nome di de Courtois è circolato di recente sulla stampa francese fra i candidati alla guida del riassicuratore Scor. La giostra delle nomine sarebbe solo l'effetto di un piano di svolta che Donnet dovrebbe presentare al cda già nel mese di gennaio e che è finalizzato ad aumentare il controllo sulle attività chiave e accelerare la crescita, scrive Bloomberg. L'attuale group ceo, dicono fonti, starebbe valutando i cambiamenti di gestione per accelerare la trasformazione digitale del gruppo, integrare la gestione dei portafogli assicurativi e potenziare l'attività di gestione patrimoniale. Un cambiamento che, difficile tacerlo - si tratta pur sempre del suo ultimo anno prima della scadenza del mandato-, servirebbe a Donnet anche per giocarsi il tutto per tutto. Il retroscena vuole che la rimozione dei due uomini di fiducia di Donnet sia un'azione più subita che pilotata: un sacrificio necessario per restare in sella per un terzo (anche se difficilmente probabile) mandato. Il top manager di origine francese scade nel 2022, con l'approvazione dei conti 2021. Come già visto in passato, ai grandi soci del Leone gli amministratori plenipotenziari solitamente non piacciono molto. Al momento, e non potrebbe essere diversamente, poiché non esiste ancora un piano sul tavolo del consiglio, non è dato sapere quale sia la reazione di Mediobanca, Del Vecchio e Caltagirone, ovvero i grandi soci di Trieste, che in tutto sommano oltre il 22% del capitale. Ma pensare che possano digerire un amministratore delegato senza al fianco un direttore generale, come era lo schema precedente, pare quantomeno una novità. Sarebbe invece più probabile che la casella di de Courtois sia stata liberata per un nome più gradito ad alcuni azionisti. La compagnia triestina a novembre ha confermato la sua strategia triennale e gli obiettivi finanziari per quest'anno, anche se le svalutazioni dovute alla crisi del Covid-19 e una vendita di asset hanno fatto precipitare l'utile netto. La società prevede che l'utile per azione aumenterà in media dal 6% all'8% all'anno nel periodo 2019-2021, con un rendimento del capitale proprio superiore all'11, 5% quest'anno. Attesi risparmi ricorrenti per 300 milioni entro il 2021. --© RIPRODUZIONE RISERVATA