Zamuner potrà uscire di cella per lavorare

Giovanni CagnassiERACLEA. Emanuele Zamuner da ieri è tornato al suo posto di lavoro nell'azienda della famiglia. Uno degli imputati cardine nel processo per mafia a Eraclea, contitolare della carrozzeria e autosalone "3 Stelle" in zona artigianale, comunque ancora agli arresti domiciliari dopo il carcere per 3 mesi e mezzo, potrà fruire di un permesso speciale da lunedì a venerdì, 8 ore al giorno, per seguire le varie attività imprenditoriali per le quali è molto conosciuto in tutto il Sandonatese. «Sto tornando a una vita normale» ha fatto sapere «grazie a tutti quanti mi sono stati vicini». Zamuner è tra i 45 rinviati a giudizio nel maxiprocesso per mafia, che si uniscono ai 25 che hanno scelto i riti alternativi. Assistito dal suo legale di fiducia, l'avvocato Federica Bassetto di San Donà, Zamuner deve rispondere del reato molto grave di scambio elettorale politico mafioso. Ha affrontato i mesi di carcere con serenità e dice di essere certo di poter far trionfare la giustizia. Insistendo che lui ha affrontato la campagna elettorale cercando solamente voti tra le persone di Eraclea, alcune delle quali poi sono risultate appartenenti al sodalizio mafioso. Ma lo ha fatto - è la sua difesa- da semplice cittadino e appassionato di politica, per aiutare quello che riteneva il candidato migliore. Persona mite ed equilibrata, Zamuner a Eraclea ha molti amici che in questi mesi lo hanno atteso con ansia per poterlo riabbracciare. Tuttavia l'accusa è pesante: per gli inquirenti è stato il collegamento principale, o per lo meno uno dei più importanti, tra il candidato e futuro sindaco Mirco Mestre e i casalesi di Luciano Donadio per i voti considerati fondamentali per l'elezione.L'avvocato Bassetto è fiduciosa e intende ora smontare l'impianto accusatorio di un reato davvero serio e complesso. Il suo assistito è rimasto più tre mesi in carcere di massima sicurezza, poi ai domiciliari e ora potrà uscire per andare almeno a lavorare e seguire le attività che con la sua famiglia ha avviato da diversi anni nella zona industriale di Eraclea. «Il carcere per Emanuele Zamuner è stato molto difficile» spiega l'avvocato «ora sta bene, ma certo la sua vita è cambiata e ha dovuto soffrire per questa condizione, allontanato dalla famiglia e gli affetti oltre che dal suo lavoro che ha sempre seguito con passione e professionalità. Potrà fruire di questo permesso da lunedì a venerdì ed è sicuramente un buon viatico. Noi abbiamo deciso di procedere con il dibattimento e siamo fiduciosi». «Il mio assistito» continua «è accusato di essere l'uomo di collegamento tra il sindaco Mestre e i casalesi nella indagine che metterebbe a fuoco il voto di scambio. Lui ha sempre dichiarato di non aver mai avuto alcun incarico in tal senso dal sindaco Mestre. Si è limitato a fare campagna elettorale nella cittadina e sul territorio per quello che riteneva il miglior candidato. E tra le persone contattate c'è stato sì anche Luciano Donadio, che conosceva in quanto aveva un'attività vicina alla sua. Si è limitato a chiedere dei voti a varie persone e conoscenti tra i quali appunto Donadio. Ma questo semplice atto non può configurare il reato di voto di scambio. Ora attendiamo il dibattimento e siamo fiduciosi perché l'accusa nei confronti del mio assistito è molto pesante e complessa in quanto contempla il reato di scambio elettorale politico mafioso che è ben altra cosa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA