Casalesi di Eraclea, in 71 a processo Maxi dibattimento con 45 imputati

Francesco FurlanMESTRE. Tutti a processo. Con rito abbreviato o a dibattimento ma tutti a giudizio. Così, ieri pomeriggio all'aula bunker di Mestre, ha deciso il Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Venezia, Andrea Battistuzzi, riconoscendo la solidità del quadro delineato dai pubblici ministeri Roberto Terzo e Federica Baccaglini, sulla presenza dei Casalesi della famiglia Donadio a Eraclea e sul litorale veneziano. Ieri il Gup prima ha accolto le richieste di 25 imputati che, tramite gli avvocati difensori, hanno chiesto l'ammissione al rito abbreviato: tra loro l'ex sindaco e poi vicesindaco di Eraclea, Graziano Teso. E poi, dopo essersi ritirato in camera di consiglio per poco più di due ore, è tornato in aula per leggere il decreto di rinvio a giudizio nei confronti degli altri 45 imputati. Donadio a processoTutti rinviati a giudizio quindi, verso quello che si preannuncia essere un maxi dibattimento e che si aprirà l'11 giugno di fronte al tribunale presieduto da Stefano Manduzio. Tra i principali imputati c'è anche colui che è ritenuto il boss dei Casalesi di Eraclea, Luciano Donadio, 53 anni, accusato di essere a capo dell'associazione mafiosa alla quale, secondo la procura, appartenevano altri 36 imputati nel procedimento. Un potere esercitato con la forza, a colpi di estorsioni, ma anche attraverso le infiltrazioni nel settore economico, facendosi affidare con la forza appalti e sub-appalti. E nella politica, con il coinvolgimento dell'ex sindaco di Eraclea Mirco Mestre (45) accusato di voto di scambio politico mafioso che aveva già scelto il rito immediato evitando le fasi dell'udienza preliminare; e dell'ex vicesindaco Teso (71), accusato di essere il referente politico per le attività del clan. Luciano Donadio e Antonio Pacifico (52) - anch'egli accusato di appartenere all'associazione mafiosa e specializzato in estorsioni e minacce, frodi fiscali e fatture false - sono stati prosciolti da un solo capo d'imputazione, per intervenuta prescrizione, per la detenzione di un revolver Smith&Wesson calibro 38 usato da Tommaso Napoletano, su incarico di Donadio, per esplodere nell'agosto del 2002 dei colpi di arma da fuoco nei confronti dell'agenzia Emiro di San Donà.Gli altri imputatiTra gli imputati rinviati a giudizio una buona fetta degli accusati di appartenere all'associazione mafiosa come Claudio (26 anni tra pochi giorni) e Adriano (30), i due figli di Luciano, e ancora Raffaele Celardo (35) che si occupava della riscossione dei crediti con le vittime, Claudia Zennaro (40), la contabile di San Donà considerata la segretaria di Donadio, accusata di essere stata al servizio dell'associazione camorristica, con un apporto che per i pm fu «costante, efficace e consapevole». Andranno a processo anche Bruno (69) e Angelo di Corrado (47), padre e figlio, consulente del lavoro e commercialista, sarebbero stati punti di riferimento della famiglia Donadio per le questione fiscali. A processo Emanuele Zamuner, il carrozziere di 48 anni accusato di voto di scambio politico-mafioso che secondo la procura sarebbe stato l'emissario del sindaco Mirco Mestre presso il boss Luciano Donadio; Claudio Casella, imprenditore di Caorle che avrebbe partecipato all'estorsione nei confronti di Gaiatto e che - ma su questo starebbe indagando la procura antimafia di Trieste, competente sul territorio di Caorle - sarebbe al centro di operazioni sospette anche in quella parte del litorale. Tra chi sperava nel proscioglimento il bancario Denis Poles (47), che proprio ieri, nella prima parte dell'udienza, ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee. È accusato di essere stato, nella filiale Mps di Jesolo, il riferimento degli uomini del boss. Ieri in aula ha spiegato che Donadio e i suoi erano clienti della banca già dal 1998 mentre lui arrivò nella filiale solo nel 2010. PATTEGGIAMENTI Confermati i due patteggiamenti: 1 anno e 4 mesi pena sospesa per Tatiana Battaiotto (33), moglie di Tommaso Napoletano, accusata di favoreggiamento; 2 anni pena sospesa all'imprenditore padovano Giorgio Minelle (61) accusato di estorsione. Il Gup ha disposto il non luogo a procedere nei confronti dell'imprenditore Graziano Poles (gravemente malato, non può essere processato) mentre due imputati minori risultano irreperibili. --© RIPRODUZIONE RISERVATA