La voce della comunità milanese: «Ci evitano, è razzismo»

l'intervistaFabio PolettiFrancesco Wu, voce storica della comunità cinese di Milano e membro del direttivo di Confcommercio, c'è paura tra i suoi connazionali? «Le persone più informate, i più giovani, sono tranquilli. Sanno che il problema è in Cina e non in Italia. Gli anziani come mia madre sono più preoccupati. Non sono informati si fanno prendere dalla paura. Ma si sa che la possibilità che ci sia un'epidemia in Italia è bassissima». Qualcuno avrà paura per i parenti rimasti in Cina. Sa di qualcuno della vostra comunità che ha parenti a Wuhan? «Personalmente no. E poi va detto che la comunità cinese di Milano è tutta originaria della regione di Zhejiang in particolare dalla città di Wenzhou. Sono zone della costa, molto lontane da Wuhan che si trova invece all'interno della Cina». In alcune chat di mamme delle scuole della zona o sulle pagine di Facebook, c'è chi scrive che bisogna tenersi lontani dai bambini cinesi o dai negozi cinesi. C'è in atto una qualche forma di discriminazione? «È una cosa molto spiacevole, assurda, un atteggiamento che fa rabbia. È una cosa ingiustificata che fa ancora più male perché ci sono di mezzo dei bambini. È una cosa provocata da un misto di ignoranza e di razzismo latente. Sarebbe importante se il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, o qualche politico della città dicesse qualcosa e prendesse posizione contro queste fake news». Però la comunità ha deciso di interrompere le celebrazioni per il Capodanno cinese e non si farà più la sfilata domenica prossima in via Paolo Sarpi. Parte male questo Anno del Topo. ..«È una scelta di solidarietà verso la Cina. Non si poteva festeggiare a Milano quando tutte le celebrazioni in Cina sono state cancellate. Non è affatto una scelta sanitaria. C'è la stessa probabilità di prendere il Coronavirus in qulaunque supermercato. La possibilità di un'epidemia in Italia è bassissima. Gli aeroporti sono ben controllati. Anche se dovesse esserci in Italia un caso o due non è paragonabile alla diffusione che ha il morbillo, dove basta essere stati nello stesso ambiente. In questo caso ci vuole un contagio diretto. Ci sono miei connazionali in arrivo dalla Cina che in questi giorni si mettono in via precauzionale in autoquarantena per dieci giorni. È una scelta di grande responsabilità».Quanto costa questa epidemia? «Ogni anno in Italia vengono 2 milioni di turisti cinesi. La maggioranza di loro passa da Milano per la moda e lo shopping. Ognuno di loro spende mediamente duemila euro. Diciamo che da quando è iniziata l'epidemia ai prossimi venti giorni mancheranno in città 150mila cinesi. Con una perdita di 300 milioni di euro, solo a Milano, soltanto in un mese. Poi c'è la perdita legata alle cinquemila imprese cinesi, che diventano ottomila guardando all'intera provincia. I ristoranti sono meno pieni, tanto per capirci. Adesso calcoliamo i danni per l'indotto del turismo. Ma se dovesse continuare questa epidemia da Coronavirus e la Cina si dovesse fermare, sarebbe un disastro per il mondo intero. C'è il rischio concreto che, in prospettiva, faccia più danni la crisi economica del virus». --© RIPRODUZIONE RISERVATA