Ex sindaco, ricorso respinto non potrà tornare a lavorare

Roberta De Rossieraclea. Niente da fare, il Tribunale del riesame ha respinto il ricorso: l'ex sindaco di Eraclea, Mirco Mestre - travolto dall'inchiesta sullo spadroneggiare di stampo camorristico del clan Donadio, nella vita economica e sociale del Litorale - non potrà tornare al suo lavoro di avvocato. Non per ora.Ieri, iI giudici del Tribunale della libertà hanno, infatti, respinto il ricorso presentato da difensore Emanuele Fragasso, contro l'ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari di Venezia ha sì rimesso in libertà Mestre (dopo 106 giorni di carcere e mesi agli arresti domiciliari), ma lo ha anche inibito per un anno dalla professione. Termine che, di fatto, viene rinnovato ad ogni scadenza giudiziaria: così in occasione, ad esempio, della richiesta di giudizio immediato avanzato dalla stessa difesa dell'ex sindaco di Eraclea, per evitare la lunga fase dell'udienza preliminare, in corso in queste settimane in aula bunker. In questo modo, la sospensione dalla professione diventa di fatto senza una scadenza certa: Mestre è accusato dai pubblici ministeri Roberto Terzo e Federica Baccaglini di voto di scambio politico-mafioso.Per i giudici del Riesame, però, non basta che l'ex sindaco abbia chiuso con la politica e ogni carica pubblica, perché non è ancora dimostrata «la rescissione dei legami camorristici al cui servizio si prestava anche nell'ambito professionale», come scrivono per motivare il respingimento del ricorso. Mestre, infatti, era stato il legale di fiducia di Donadio in alcune cause. «Stiamo valutando se presentare ricorso in Cassazione», l'unico stringato commento dell'avvocato Fragasso Jr.Secondo le accuse, Mirco Mestre si sarebbe macchiato del reato di scambio elettorale politico-mafioso: in cambio del sostegno di Luciano Donadio alle elezioni del 2016 (ottenendo un centinaio di voti, anche a favore dei consiglieri della sua Lista, Varagnolo e Ongaro), si sarebbe interessato di alcuni investimenti riconducibili al gruppo malavitoso.Negli interrogatori seguiti al suo arresto - e a quello di Donadio & Co. - Mestre ha risposto più volte alle domande del pubblico ministero Roberto Terzo, difendendosi dalle accuse, sostenendo di non essersi mai interessato di politica, fino a quando un suo conoscente non lo avvicinò nel 2016 per sapere se fosse interessato a correre per la carica di sindaco. Suo mentore Graziano Teso, già sindaco di Eraclea, poi tornato in giunta proprio come vicesindaco e assessore di Mestre: secondo la Procura, sarebbe stato proprio Teso (che a sua volta nega ogni responsabilità) colui che doveva garantire la "copertura amministrativa" degli investimenti del gruppo di Donadio nel comune di Eraclea. Quanto a Mestre, nega di aver mai chiesto voti e quando Donadio - dopo l'elezione - lo chiama al telefono per chiedergli di incontrare delle persone intenzionate a costruire un impianto di biogas a Eraclea, sostiene di avergli detto che personalmente era contrario a quegli impianti. Per ora, comunque, in attesa della sentenza - e sempre che il suo legale non ricorra in Cassazione, vincendo - Mirco Mestre non potrà tornare ad esercitare come avvocato. --© RIPRODUZIONE RISERVATA