Vazzoler in aula «Ho confessato perché vessato da un carcerato»

Musile. «Ero sotto choc in carcere, ho ammesso tutto perché gli avvocati mi avevano detto che contro di me c'erano intercettazioni, mail, ed ero in una situazione terribile perché in cella con me c'era un uomo che ogni notte scendeva dal letto e veniva a farmi un peto in faccia, non potevo più stare lì»: con questo racconto che ha strappato inevitabilmente qualche sorriso, Alberto Vazzoler, ieri sul banco dei testimoni per la prima volta da quando è iniziato il processo a suo carico, ha giustificato la confessione che ha reso poche settimane dopo l'arresto. Il dentista faccendiere, pur provato dal carcere, dove è tornato a seguito di un recente arresto perché avrebbe tentato di spostare all'estero dei fondi, ha sfoderato determinazione e piglio più che deciso, a tratti quasi sfidante con il pm Roberto D'Angelo, non solo ribattendo a tutte le accuse, ma chiedendo tempo al giudice Nicoletta De Nardus che presiedeva il collegio, per argomentare, ricostruire, raccontare la genesi di ogni azione che gli veniva contestata. Un Vazzoler sicuro di sè, che non ha mai esitato e che ha provato a ribaltare le tesi dell'accusa una per una. A tratti, addirittura, sembrava fosse l'imputato a dettare la linea. E infatti non sono mancati i botta e risposta accesi e l'intervento conseguente del giudice per mettere un freno al bisticcio fra pm e imputato. Vazzoler, dunque, si dichiara innocente: tutto ciò che ha fatto avveniva alla luce del sole, è documentato. Nessun reato, secondo lui, nel portare milioni di euro affidatigli da ricchi imprenditori all'estero, emettere fatture per la compravendita di oro per giustificare il passaggio di tutti quei soldi e la triangolazione con Dubai e Svizzera. Ma così sarebbe troppo facile. La verità è che le indagini della Guardia di finanza hanno cristallizzato situazioni diverse: c'è una raccolta di intercettazioni ambientali - in una è lo stesso Vazzoler a dire: «Fatture false? patteggi e via...» - ci sono decine di mail intercettate alla faccia degli stratagemmi adottai per sfuggire ai controlli, le telefonate via Skype. E poi la confessione, se pur "estorta" - ci sia consentita la licenza - a suon di peti a dar retta a Vazzoler. Il racconto del faccendiere, che ha continuato a insistere nelle sei ore di interrogatorio nel voler entrare nei dettagli delle operazioni che gli venivano contestate, non ha intaccato la tenacia del pm D'Angelo, che non ha rinunciato a controbattere con altrettanto piglio deciso. Un atteggiamento che la difesa di Vazzoler - gli avvocati Francesco Murgia e Maria Grazia Stocco - ha considerato anche sopra le righe, tanto da ispirare diverse opposizioni. Come si diceva, Vazzoler, è tornato in carcere, dopo aver trascorso un periodo ai domiciliari a casa dei genitori a Musile di Piave. A lui sono stati sequestrati un appartamento a Padova e un attico a Jesolo. Il Riesame deve esprimersi a gennaio sulla richiesta di scarcerazione. --E.L.© RIPRODUZIONE RISERVATA