Tra un mese il processo a Federica

CHIOGGIA È trascorso quasi un anno da quando della piccola Farah non si sono più trovate tracce. La bambina, nata il 22 novembre 2014, era scomparsa lo scorso gennaio senza mai essere uscita dalla stanza dell'Hotel Lily di Londra, dove risiedeva con la mamma Federica Boscolo Gnolo. La donna, accusata di averla uccisa nascondendola in un trolley e di averne occultato il cadavere, è ancora oggi rinchiusa nel carcere di Holloway a Londra, in attesa del processo che si terrà il 17 febbraio. Due giorni fa, la trentaduenne Boscolo Gnolo si è dovuta presentare davanti alla Corte di Old Bailey per un'udienza preliminare che ha confermato la sua custodia in carcere, in attesa dell'ultimo referto psichiatrico che dovrebbe essere usato nel corso del processo definitivo. Attualmente Boscolo Gnolo sembra essere ancora difesa dallo studio McCormacks, ma sulla vicenda nessuno vuole dire nulla. L'ultima volta che la donna si era presentata alla Corte di Old Bailey era stata lo scorso 21 aprile. In quella occasione Boscolo Gnolo aveva letto una lettera dove ammetteva di aver occultato il cadavere, ma ammettere di occultare un cadavere non significa ammettere un delitto. Bisogna inoltre ricordare che la legge inglese riconosce la depressione post parto e una certa incapacità di intendere e di volere entro un anno dalla nascita del proprio figlio. Quando la Corte aveva chiesto esplicitamente alla donna se era colpevole o meno, Federica non aveva risposto. Un silenzio ambiguo che potrebbe essere dovuto a una strategia difensiva o a un effettivo stato di shock. Il silenzio non cancella la data del 30 gennaio scorso quando la donna viene trattenuta dalla polizia con l'accusa di infanticidio. Dopo poco il quartiere di Fulham viene tappezzato di fogli con l'immagine di un trolley e la richiesta urgente di comunicare a Scotland Yard chiunque lo abbia notato. Passano le ore e l'ipotesi che la bambina sia stata trasportata in quel trolley fuori dalla stanza dell'Hotel è sempre più certa. La conferma avviene dopo che la polizia guarda i filmati delle telecamere interne dell'albergo che confermano che la bambina non sia mai uscita dalla stanza da quando era entrata due settimane prima con la mamma. Da quel momento in poi, il silenzio assoluto. Né il consolato, né gli avvocati, né i familiari hanno mai voluto parlare, ma presto questo silenzio verrà interrotto dalla sentenza della Corte di Londra che dirà come sono andati i fatti. Vera Mantengoli