Senza Titolo

ROMA Presidente Mauro Fabris, se l'aspettava la procedura di commissariamento decisa da Raffaele Cantone? «Ne prendo atto e ho dato precise indicazioni al direttore Hermes Redi, il Consorzio Venezia Nuova è come sempre pronto a collaborare con l'autorità Anticorruzione del dottor Raffaele Cantone e metterà a disposizione tutti i documenti chiesti da Roma». Il commissariamento è un atto di sfiducia nei vostri confronti? «Cantone è stato a Venezia in estate e ora applica la nuova legge sull'anticorruzione (l'articolo 32 del decreto legge 90): abbiamo tre giorni di tempo per rispondere e poi il prefetto di Roma nominerà il commissario entro 7 giorni. Stop». Non c'è il rischio che tutto si blocchi nella burocrazia ? «Io prendo atto della procedura e credo che sia Cantone che il Governo abbiano ben chiara la situazione dei lavori del Mose che vanno conclusi prima possibile». Lei è arrivato nel luglio 2013 dopo l'uscita di scena di Mazzacurati e con l'ingegner Redi avete girato pagina, ma a quanto pare non basta. «Abbiamo cambiato modus operandi, tagliato le spese non strategiche, avviato drastici risparmi su tutto e abolito gli sprechi. L'inchiesta della magistratura non ha fermato i cantieri, il Consorzio Venezia Nuova sta lavorando con i soldi che le banche hanno anticipato. Siamo tre anni avanti rispetto alle procedure di finanziamento dello Stato: abbiamo un debito di 500 milioni con la Bei e altri istituti privati che sarà certamente onorato. Siamo tutti consapevoli che il Mose è una sfida da vincere». Il Governo ha ridotto il flusso dei finanziamenti, l'ultimo pre-Cipe segnala una nuova battuta d'arresto: non c'è il rischio di ritardare ulteriormente la tabella di marcia? «È una preoccupazione che tutti condividono in una stagione di tagli: nella Finanziaria dello scorso anno erano stati cancellati 300 milioni che poi sono stati messi a bilancio. Mi pare che il governo ora voglia tagliare 137 dei 401 milioni: io penso che i fondi verranno ripristinati per salvare la continuità dei cantieri d'intesa con lo Stato e mi auguro che il Cipe assicuri tutte le coperture previste. Ce la dobbiamo fare». Albino Salmaso