La gioia e la luce delle parole nella poesia di Giovanni Turra

C'è una luce montaliana nei testi di Con fatica dire fame. Poesie 1998-2013, l'ultimo libro di Giovanni Turra (La Vita Felice, Milano 2014, 92 pagine, 13 euro; Turra è nato a Mestre nel 1973, vive a Mogliano). Ed è la "saggezza" su cui il poeta ligure ironizzava sempre, lo sguardo disincantato sulla fragilità della vita senza mai smettere di essere innamorato delle cose. Sia la "semplicità" dei limoni o la vita quotidiana, amara e tenera degli ultimi "diari" di Montale, la poesia di Turra invita alla gioia anche quando sembra che la gioia sia una vana chimera. Esemplari i versi di pagina 31, in corsivo: «Riflettere quel poco / com'è dei sottoposti. / Darsi da fare invece, darci / dentro. Ne viene alla vita una lena / che piace. Tant'è: / si affinano i dolori, / la gioia giubila di più. // Come se mai al mondo / sogni fossero esistiti / e baci / e giardini fioriti»: versi bellissimi, i quattro della chiusa, insieme punto d'arrivo (l'incanto dopo la disillusione, la luce dopo l'opacità) e di rinascita (e con una lirica grazia alla Fortini anni '40). Montale (vedi anche pagina 22: «Quando / una fiammata d'ultimo sole / la sagoma mi riporta / nera / della casa che ho di fronte» ) ma anche Leopardi, Dante: nella lingua, nella sintassi, nei ritmi la poesia di Turra è poesia colta, dalla scrittura raffinata, ironica nelle citazioni («Di poi si tace, ed è la fine. // Con solenne fissità lo guato», pagina 53, l'io-poeta-professore sta parlando di un suo studente; oppure, a pagina 74: «L'implume che dal nido alza l'ala / e non s'attenta, e subito la cala / son io»). E, naturalmente Zanzotto, musica inevitabile e sempre fertile di nuove gemmature per un poeta veneto: «Che cos'è là? Chi c'è / là? Là, laggiù, / oltre questo campo, / nel folto degli alberi laggiù »; «Su da biasimevoli cigli / cresce fittissima l'erba»: siamo nei paesaggi fonici e ritmici di La Beltà e Pasque, pagina 54. Dire che la poesia di Turra è poesia "colta" è ammirare un fine lavoro di cesello sulla lingua, l'amore per il lavoro sulla parola. In un finissimo post su librobreve.blogspot.it, Alberto Cellotto sottolinea i 15 anni racchiusi dalle due date del libro (1998-2013) e annota: « quindici anni di lavorio incessante e limatura. Lavoro di lima, già, bell'espressione. Si pensa sempre al pezzo finito e mai alla polvere di ferro o legno dell'atto del limare, che qui in queste poesie sembra un'acuta presenza». Poeta del cesello, Giovanni Turra, artigiano (cioè la forma più alta dell'arte) dei versi come microsculture. La bellezza è lavoro. Il libro viene presentato oggi alle 20.45 all'osteria Pillonetto di Sernaglia della Battaglia (via Roma 1) dai poeti Luciano Cecchinel e Alberto Cellotto. Roberto Lamantea