Il genio di Veronese ora risplende in Veneto

dall'inviato a Verona Enrico Tantucci Regge, tranquillamente, il confronto con la grandiosa esposizione "Veronese: Magnificence in Renaissance Venice", da poco conclusasi alla National Gallery di Londra, "Paolo Veronese - L'illusione della realtà", la mostra inaugurata ieri al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Mostra d'apertura del progetto "Il Veneto di Paolo Veronese" che dedicherà una lunga stagione espositiva al grande pittore veneto rinascimentale allargata a tutto il territorio, in un'ideale «staffetta» proprio con Londra. Dalla capitale inglese arrivano una trentina delle oltre 100 opere - tra dipinti e disegni - che si potranno ammirare da oggi al 5 ottobre nella città scaligera. Ma se la mostra londinese puntava tutto sulla straordinaria spettacolarità e monumentalità dei teleri di Veronese, con una parata di capolavori provenienti da tutto il mondo, quella di Verona - curata con sapienza critica e raffinatezza da Paola Marini, direttrice del Museo di Castelvecchio, che da anni lavorava al progetto, e dallo storico dell'arte Bernard Aikema - è ugualmente di grande impatto visivo, ma aggiunge una lettura "totale", un'autentica rivalutazione, si potrebbe dire, dell'artista, un po' schiacciato storicamente, nonostante lo straordinario talento, nella morsa veneziana di Tiziano e Tintoretto, come ha ricordato anche ieri Marini, presentando la mostra, tra l'altro, con il sindaco di Verona Flavio Tosi e il vicepresidente della Regione e assessore alla Cultura Marino Zorzato e il sostegno di buona parte del mondo bancario veneto, in un'operazione che non può non avere anche una forte valenza turistica per il Veneto. Il confronto con essa, su suolo italiano, non può che essere con la memorabile esposizione curata nel 1939 da Rodolfo Pallucchini a Venezia - quelle seguite a Verona e in laguna nel corso degli anni sono state di calibro decisamente inferiore - ma la mostra della Gran Guardia deve qualcosa anche a quella che Roger Rearick (non a caso ringraziato, con Terisio Pignatti, dai due curatori) curò nel 1988 alla National Gallery di Washington, soprattutto per il rilievo dato ai disegni. E anche nella mostra di Verona i disegni di Veronese - straordinario disegnatore rinascimentale - sono una sorta di spina dorsale che innerva l'esposizione, permettendo anche confronti e spunti con i teleri che da essi spesso hanno tratto ispirazione. La mostra si sviluppa attraverso sei sezioni cronologiche che partono dalla formazione di Veronese, per toccare poi i suoi rapporti fondamentali con l'architettura e architetti come Sanmicheli, Palladio e Sansovino, per trattare poi della committenza, dei temi allegorici e mitologici, della religiosità e delle collaborazioni e della bottega dell'artista, con il monumentale "Convito in casa di Levi" restaurato per l'occasione a suggellare l'esposizione, frutto appunto dei cosiddetti Haeredes Pauli. Ma il percorso della mostra è, anche, un alternarsi di capolavori. Dal vertiginoso "Marco Curzio" del periodo giovanile, in cui Veronese guarda ancora a Giulio Romano e al suo illusionismo pittorico. Alla "Cena in casa di Simone" e al magnifico "Ritratto di Alessandro Vittoria", tra gli altri, per la sezione sull'architettura. A pietre miliari della ritrattistica veronesiana come la "Bella Nani" dal Louvre e al "Ritratto di gentiluomo" dal Getty Museum, nel capitolo dedicato alla committenza. Per non dimenticare - nella sezione sulle Allegorie - quello che è uno dei motivi aggiunti per vedere questa mostra: le quattro "Allegorie dell'Amore" che per la prima volta lasciano la National Gallery di Londra, con il loro fasto e la loro carica di sensualità, che ornavano probabilmente un misterioso palazzo veneziano. Ma opere fondamentali riguardano anche il Veronese religioso - che Marini e Aikema ritengono forse il più interessante e innovativo tra Riforma e Controriforma - con teleri come il "Buon samaritano" di Dresda o il "Cristo morto sostenuto da due angeli" di Berlino. Ma la mostra di Veronese è solo una tappa - sia pure la più importante - di questo viaggio veneto intorno a Veronese che proseguirà nei prossimi mesi. Già ieri a Vicenza al Palladium Museum si è inaugurata la mostra dedicata alle Allegorie ritrovate. Due dipinti di Veronese non più a lui attribuiti, riemersi da ciò che resta della collezione di arte antica di Villa San Remigio a Verbania di Pallanza, sul Lago Maggiore e ricongiunti con altre due tele veronesiane dello stesso ciclo.