Intesa taglia undici banche territoriali

PADOVA Sono 664 i milioni che Cariveneto ha erogato al territorio nel primo trimestre 2014. E il futuro del Gruppo Intesa San Paolo stima 170 miliardi di credito al 2017. Di questi - il dato è ufficioso - dieci potrebbe accaparrarseli il Veneto. L'altra faccia della medaglia sono però 20 filiali da chiudere entro il 30 giugno, in linea con il Piano industriale. Molte già non sono più in esercizio e si tratta perlopiù di filiali in perdita. Il nodo ora è capire quante ne saranno chiuse dopo giugno, visto che il Piano nazionale parla di circa 800 filiali, di cui circa 300 programmate entro il 2014, per una riduzione complessiva retail Italia da 4.766 a 3.300 nel 2017. La virata è verso il nuovo «processo distributivo di Banca Estesa» ricorda il presidente CRVeneto Gilberto Muraro. Già 530 gli sportelli in tutta Italia a orario continuato, sabato mattina compreso; di questi, 48 sono a Nordest. «Il modello funziona» spiega Muraro annunciando gli effetti del Piano sulla forza-lavoro: «Anche noi, in Veneto, abbiamo un'eccedenza di personale amministrativo da convertire verso nuova attività commerciale». Obiettivo: conquistare clienti. Non da altre banche, ma già con un conto corrente in istituto. In cifre, si parla di cinque milioni di privati, a livello Italia, già correntisti di Intesa su un totale di 11mila, in molti casi neppure possessori di una carta di credito. Questi clienti ‘low profile' in Triveneto sono 500mila, 350mila solo in regione. A loro saranno dedicati, nella nuova funzione commerciale, parte degli esuberi in formazione: tremila persone (su 4.500 eccedenze totali) in Italia che in Veneto diventano 202 colleghi (340 in tutto il Nordest). Il resto del personale in eccedenza (sono 506 gli esuberi nel Triveneto) sarà invece slittato verso il credito pro-attivo e la gestione delle sofferenze. L'altra grande manovra riguarda le banche territoriali che da 17 saranno ridotte a 6 in Italia. Ll'incorporazione di Carivenezia in Intesa è cosa fatta. «Una cosa che scombina le carte - rileva Enzo Romani della Uilca che più che conferme ha rumors a portata mano - Noi ipotizzavamo una fusione con Cariveneto». Da Padova si dichiara ufficialmente solo che «il marchio CariVenezia resterà e non ci saranno differenze per clienti e gestori». Stessa cosa succederà con l'incorporazione della CariFVG. «Il piano industriale prevede questa razionalizzazione ma nulla è sicuro» si precisa a Padova. Più complessa la partita in Trentino-Alto Adige dove l'azionariato non è al 100% Intesa. In questo caso si dovrebbe prima provvedere all'acquisto delle quote. Operazione percorribile. Quanto a Cariveneto, Muraro, neo presidente, marca la linea della «continuità» manageriale. La nota fa evidente riferimento alla serie di veloci cambi di direzione subiti in passato. «Questa banca ha avuto troppi direttori in breve tempo - ribatte Muraro - abbiamo bisogno di continuità perché iniziamo un nuovo capitolo». Eleonora Vallin