E se fosse nata una nuova loggia P5?

I fatti di questi giorni, le notizie di corruzione di pubblici ufficiali di ogni rango, fanno sorgere fondati dubbi sulla esistenza di una regia o, meglio, di una Spectre (per dirla con Ian Fleming) dietro gli innumerevoli episodi di corruzione che attanagliano il nostro Paese. Voler limitare la corruzione a semplice contrattazione tra le "parti" (ovvero costruttore corruttore e generale fellone) non spiega, purtroppo, le innumerevoli e oscure dinamiche dietro a quello che sembra apparire come un singolo reato, al più collegato ad altri per mera connessione geografica. Quando porto il mio cane a spasso e questi ne incrocia un altro, prima si annusano e poi decidono se scodinzolare o attaccare. Voler riportare questo ragionamento ai fatti del Mose appare arduo, ma non assurdo, anche se non si può certo dire che tra corrotto e corruttore vi sia un semplice "annusamento". Però, c'è un però. Questi manager, per quanto potenti, non potevano, nel modo più assoluto, da soli essere in grado di tessere una tela così fitta come viene raccontata dai giornali, pur essendo nella ovvia condizione di conoscersi facilmente l'uno con l'altro. L'annusamento, insomma, non basta. Appare improbabile che essi siano stati in grado, da soli, di corrompere un così alto numero di altissimi funzionari pubblici. Non per i soldi, ovviamente, ma per la oggettiva difficoltà, di sapere chi corrompere (e piegarlo, quindi, ai propri scopi) e chi non avvicinare per non rischiare di essere da questi denunciato. Ora, di generali in grado di dare informazioni la Guardia di Finanza ne è piena, ma solo uno, a quanto emerge, si è reso disponibile. Come hanno fatto a scegliere la persona giusta senza correre il rischio di essere denunciati? E il giudice della Corte dei Conti? Il vicequestore? Il Magistrato alle acque? Un assessore Regionale? L'ex presidente della Regione? E tutti gli altri che stiamo scoprendo? Ecco che solo un network del malaffare in grado di sapere tutto di tutti (soprattutto sulle persone che "contano") poteva gestire le informazioni da dare a questi "manager", soprattutto con riguardo all'atteggiamento che "chi di dovere" avrebbero assunto di fronte a un tentativo di corruzione. Questo ci porta a considerare un'altra questione: qual è il collante che li tiene uniti? Il semplice interesse per i soldi? Un ricatto? La ricerca di potere fine a se stesso? Credo che solo una "nuova loggia P5" (come ultimamente è giornalisticamente in uso definire vere e proprie associazioni per delinquere finalizzate agli scopi suddetti), tutta da scoprire, possa gestire queste informazioni e riunire un così alto numero di funzionari pubblici "a disposizione" della causa comune su tutto il territorio nazionale, considerati gli intrecci che stanno emergendo. L'accordo tra corrotto e corruttore altro non è che la sintesi del "pactum sceleris" di chi sta alla cabina di regia. Se fossi ancora in servizio e a disposizione dei magistrati inquirenti è lì che andrei a cercare. * Brigadiere capo della Guardia di Finanza in congedo