Ogm: ogni Stato Ue deciderà in proprio

BRUXELLES I ministri dell'Ambiente Ue hanno raggiunto un accordo politico che pone le premesse per una nuova base legale che fa ricadere sugli Stati membri la scelta di restringere o proibire la coltivazione di ogm nei loro territori. L'accordo raggiunto nella riunione dei ministri a Lussemburgo prevede la possibilità per gli Stati di tenere conto dei loro contesti nazionali quando si decide su una coltivazione ogm mentre attualmente possono solo usare le clausole di salvaguardia per probirla sulla base dei rischi. Le due fasi della pre-autorizzazione per la restrizione geografica e l'autorizzazione a posteriori di opt-out sono legate e si prevedono scadenze precise. Se uno Stato inizia la "fase 1" per chiedere di limitare la coltivazione di un ogm la Commissione presenterà tale richiesta per facilitare la procedura. Per la deroga alla coltivazione la parola finale se coltivare o meno l'ogm resta agli Stati membri. Inoltre, la decisione può essere modificata per restringere o proibire la coltivazione nel corso dei dieci anni di durata dell'autorizzazione in presenza di nuovi elementi. Le nuove regole dovrebbero poter essere usate dal 2015. Per Legambiente si tratta di «un primo passo nella giusta direzione «un primo passo nella giusta direzione». «Ma servono miglioramenti - afferma il presidente dell'associazione Vittori Cogliati Dezza - perché non mancano alcuni inciampi. Innanzi tutto il sistema decisionale che, tra livelli e tempistica, rischia di imbrigliare la possibilità di divieto a livello nazionale, poi il rischio Ttip (Transatlantic Trade & Investment Partnership) che si staglia all'orizzonte e che potrebbe liberalizzare l'accesso degli Ogm in Europa, aggirando anche gli attuali sbarramenti».