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CASO MOSE / 1 Cancro del malaffare più vivo che mai nIl giro di tangenti e di porcherie emerso a Venezia fa capire che il cancro della corruzione è vivo e vegeto. Che certi politici siano corrotti lo si sapeva da sempre. Solo che, per poter rubare, hanno bisogno del supporto funzionale e pratico fornito dall'apparato burocratico. Infatti, a fronte di un politico, ci sono almeno cinque funzionari coinvolti. Cioè: si può rubare solo avendo l' "appoggio" del personale che conta dei vari enti. E quale miglior appoggio se non quello di "scegliersi" i collaboratori? In buona sostanza, questo ha un nome: "spoil system". "System"che, se ha una sua ragion d'essere nella morale puritana dei paesi anglosassoni, qui da noi si chiama "clientela", "nepoti- smo", "mafia". Quindi, controllare il personale dipendente è cosa vitale e funzionale al sistema. Ma controllare non significa solo assumere con concorsi truccati quali quelli, ad esempio, in cui si conoscono - pubblicato dalla stampa - in anticipo i nomi dei vincitori. È pure anche eliminare, buttare fuori utilizzando il potere disciplinare per tale scopo (se non va bene la prima volta, si va avanti, tanto chi paga è l'erario) personale "scomodo", personale "rompiscatole" (cioè che fa il suo dovere), personale "incorruttibile" (anche solo perché non sa come si fa a farsi corrompere). Che chi scrive sia un perseguitato lo sanno anche i sassi, anche perché la sua "fine" era stata decretata fin da subito (e tutti ne sono a conoscenza "documentale"). Probabilmente il motivo di tale persecuzione è quello appena detto. Ma nessuno fa, né farà mai, niente per casi simili. Marco Pasetto Ex dirigente Polizia locale di San Donà CASO MOSE / 2 Ormai l'onestà non è più di casa nEcco, adesso vorrei che qualcuno - se c'è - mi spiegasse come in un tempo di "magra" per i poveri cristi, ci sia un mare di soldi per i soliti e famosi noti, gente che già di suo sbarca lunari faraonici. La crema si dice, crema andata a male aggiungo io, gente che per il ruolo assegnato dovrebbe dare fiducia e attenersi alla buona regola dell'onestà, cosa che purtroppo non è più di casa da nessuna parte. Immagino che, naturalmente, tutte le persone chiamate a chiarire - anzi arrestate - saranno come solitamente si dice "serene" e immagino anche che con i mezzi a loro disposizione avranno un mare di avvocati che riusciranno a dimostrare l'eccellenza. Trovo giusto che tutti i morti di fame che per anni hanno bussato alla porta "dell'aiuto", gente senza lavoro, senza casa, sfrattati con figli minori e non, cassintegrati, cristi con pensioni da fame, con bollette da pagare e ancora con debiti da onorare, si presentino e chiedano il loro "dovuto", sempre per legge, senza aspettare un'istante in più. Questo sistema insegna soltanto quella brutta abitudine di appropriarsi di qualcosa che non è proprio ma della collettività: non bisogna stupirsi perciò se la gente comune ruba se chi dovrebbe, in giacca e cravatta, lo fa in questo vergognoso modo. Auguro a tutte le forze dell'ordine un accurato e buon lavoro. Rossella Centenaro CASO MOSE / 3 La città non deve essere venduta nCaro sindaco, quando sei stato eletto hai ricevuto anche il mio voto, ti ho scelto soltanto per il tuo viso sorridente, non ti conoscevo e non ti conosco ancora oggi, ti ho guardato durante il tuo cammino e spesso mi sono trovata in disaccordo con te: non trovo giusto vendere la mia città con annessi e connessi, non so per che motivo. Ora, con meraviglia, ti scopro coinvolto in questa colossale faccenda. Insomma, mi hai deluso tanto, sei stato il sindaco della città più bella del mondo e non so come sei riuscito a dare un'immagine, forse, così velata e non proprio decorosa data la tua potente posizione. Un cittadino della Provincia di Venezia CASO MOSE / 4 Grandi opere tutte da ripensare nL'inchiesta approdata in laguna sul Mose (Modulo sperimentale elettromeccanico) sta a dimostrare che il problema delle grandi opere è da tempo un sistema da cambiare totalmente. Fatta salva la presunzione di innocenza e il diritto alla difesa di ognuno per cui sarà la Magistratura a chiarire ogni ombra, mi pongo alcune domande alle quali la politica ha sempre evitato di dare risposte forti e di cambiamento di direzione, anche accusando i cittadini contrari all'opera di essere contro a tutto nonostante proponessero soluzioni alternative (almeno nove). Ma vengo alle domande: 1) l'esito sostanziale negativo della VIA che passò solo per motivi burocratici; 2) il potere decisionale dello Stato tramite il Magistrato alle Acque sulla laguna; 3) il problema del concessionario unico (controllore e controllato); 4) il parere contrario di esperti internazionali sia sull'opera che sulle tecniche; 5) l'esame delle opere alternative che i cittadini chiedevano anche fermando i lavori del Mose al loro inizio in attesa dell'esito; 6) la responsabilità finale del governo Prodi (ministro Di Pietro) ; 7) il parere consultivo e non determinante dell'amministrazione comunale; 8) il problema dell'equilibrio morfologico e idrodinamico della laguna e se l'opera fosse rispettosa dell'ambiente (i vecchi dicevano: "Palo fa paludo"); 9) la reversibilità e l'essere sperimentale dell'opera. Si potrebbe continuare con molti altri argomenti sia sull'iter iniziale che autorizzava l'avvio dell'opera sia sui rilievi anche tecnici che da più parti emergevano ma da sempre rimasti inascoltati. Ecco che allora la politica dovrebbe saper ascoltare anche le critiche e avere il coraggio di cambiare strada. Danilo Rosan Ex presidente X commissione Ambiente e Legge speciale CASO MOSE / 5 Caro sindaco, perché non si è fermato? nAvvocato Orsoni, non so che sogni lei aveva da bambino. Io volevo vivere a Venezia e guadagnarmi il pane da artista. Con estrema difficoltà sono riuscito a realizzare i miei sogni, anche se come lei ben sa la difficoltà non è realizzarli ma mantenerli vivi, farli resistere nelle avversità e farli durare nel tempo. Sono anche convinto che non ci si deve accontentare ma puntare sempre in alto, sempre avanti, ogni giorno un passo in più. Credo che lei abbia raggiunto dei grandi obiettivi, il più grande forse è quello di essere il primo cittadino della città più bella del mondo. Una città che in tanti amiamo e non vogliamo lasciare. Una città che nonostante un turismo congestionato, la nebbia e l'acqua alta resta un sogno tangibile fatto di acqua pietre persone e profumi. Ora mi chiedo come mai lei non si sia fermato, non ha pensato a quello che già aveva, a ciò che lei poteva osservare da un meraviglioso terrazzo sullo splendente Canal Grande e non ha pensato al bene che poteva fare a tante persone che amano Venezia. Invece ha preferito comportarsi come tanti politici italiani. Senza sosta, cieco e sordo nei confronti dei cittadini. Vede signor sindaco, quella che le pongo non è una questione né di sogni né di soldi: è una questione di dignità. Un saluto a lei e a tutti coloro che avranno dedicato pochi minuti a leggere questa mia lettera. Enrico Corradini CASO MOSE / 6 Esce dalla laguna la dea Corruzione nAltro che le trivelle in Adriatico: una bella scossa l'ha data la Magistratura alle calme acque della laguna. L'ipocrisia abita ai piani superiori della politica. Basta guardare le facce dei politici coinvolti nella maxi-retata che ha sconvolto Venezia, tra cui il primo cittadino e molti altri nomi eccellenti, mentre rispondono pacatamente e con sussiego alle domande dei giornalisti in occasione dell'arresto, lo scorso anno, dei vertici delle imprese esecutrici del maxi progetto del Mose. Nel 2003 la prima pietra, posata dall'allora premier Berlusconi con magna pompa e tamburi rullanti. La legge farà, come si dice, il suo corso. Intanto anche Venezia e i suoi massimi amministratori, finiscono nella zona d'ombra, fin troppo illuminata, della dea che imperversa da sempre ma ora più che mai: corruzione. Esce dal mare in tempesta di questa mazzettopoli cittadina, per nulla arginata dalle paratie mostruose dell'opera più imponente mai progettata per fermare qualche onda troppo invadente. Il nome smaccatamente biblico evoca disastri e questa è un'apocalisse da sei miliardi di euro. Troppi per non far venire l'acquolina in bocca a chi ha fiutato l'affare nella brezza marina e ci si è buttato a pesce. Dispiace che Venezia finisca nella stampa mondiale non più per le sue bellezze in degrado, per la massa di turisti che la soffoca, per le navi da crociera che sfilano davanti piazza San Marco alla faccia di ogni legge del buon senso, ma per questo ennesimo esempio dell'italica abitudine di lucrare sui denari pubblici; per questo ennesimo insulto alla difficoltà e alla buona fede di chi vive onestamente pagando fino all'ultimo centesimo di tasse, sperando che servano al bene comune e che poi, invece, scopriamo, finire in buona parte nei conti esteri di chi dovrebbe essere esempio di incorruttibilità e di onestà. Mariagrazia Gazzato Mirano CASO MOSE / 7 Ma cosa resterà di questa maxi retata? nFinalmente. Finalmente si stanno accorgendo che la mafia non è solo al Sud e che la mafia è cambiata, vive e si sviluppa fra noi. Finalmente a Venezia hanno dato dimostrazione di forza, arrestando i poteri forti della politica veneta, quei nomi che negli ultimi anni - in un caso anche negli ultimi vent'anni - hanno gestito il potere con superba spregiudicatezza. Finalmente è successo qualcosa di serio - anche di drammatico, se vogliamo - che potrebbe azzerare un sistema, ripulire bene tutto per ripartire da zero. Mi piace quello che sta succedendo. Finalmente è successo, ribadisco. Ma se la cosa può essere la prima pietra per una nuova Venezia, un nuovo Veneto, ho un dubbio - una preoccupazione - che mi assilla. Oggi parliamo di quello che è successo a Galan o a Chisso o a Orsoni, ma mi chiedo di tutto questo cosa resterà - che so! - tra un anno. Dove sarà e cosa farà Giancarlo Galan tra un anno; dove sarà e cosa farà Chisso fra un anno; e, come loro, come se la passerà il sindaco (o ex sindaco, vedete voi...) Orsoni? Temo proprio che il tempo, come spesso succede, affievolisca qualsiasi inchiesta e qualsiasi punizione, che quella gente continui a gestire il potere - magari un po' più nell'ombra - esattamente come ha sempre fatto. Noi italiani siamo fatti così: deve succedere sempre tutto perché, in realtà, non succeda niente. Vito Saccon CASO MOSE / 8 Un milione all'anno è pazzesco! nUn milione all'anno in tangenti! E io, precario onesto, mi spacco la schiena per guadagnare 800 euro al mese pagando anche le tasse. È semplicemente pazzesco! Ma, si sa, l'Italia è fatta così. E anche Venezia è fatta così. Marco Bruson Mestre