GIRO D'ITALIA»EPILOGO ALLO SPRINT NONOSTANTE IL FORCING DELLA SKY

di Maurizio Di Giangiacomo wINVIATO A SALSOMAGGIORE (Pr) Alla vigilia delle elezioni europee, con la Francia che rischia una secca svolta a destra, qualcuno potrebbe anche abbandonarsi a nostalgie monarchiche. E allora perché non votare il dittatore delle volate Nacer Bouhanni? È un petit roi perfetto per il terzo millennio, francese di padre e madre algerini, figlio dell'integrazione razziale, ma assolutamente poco democratico, quando si parla di sprint. Da quando König Marcel Kittel ha abdicato, a Bari, il 23enne della Fdj.fr non ne ha sbagliata una. Per maggiori informazioni, citofonare a Giacomo Nizzolo, tre volte secondo alle spalle del transalpino. È andata così anche ieri a Salsomaggiore Terme, dopo un finale di corsa davvero concitato. Prima il gruppo che sembrava essersi addormentato, ricucendo solo ai 9 km sulla fuga del toscano Andrea Fedi (Neri Alè) e del veneto Marco Bandiera, scattata al "pronti, via" di Modena. Poi il gran lavoro del Team Sky di Dario Cataldo ed Edvald Boasson Hagen su e giù dal Poggetto, una salita che è poco più di un cavalcavia ma che a un certo punto sembrava poter mettere in discussione l'arrivo in volata a ranghi compatti. Le squadre dei velocisti, invece, sono riuscite a riportare sotto i loro uomini giusto in tempo per la "fagiolata" organizzata da Tyler Farrar (Garmin Sharp) subito dopo il triangolo rosso dell'ultimo chilometro, che toglieva dai giochi – tra gli altri – anche il veronese della Cannondale Elia Viviani, che già era partito da Modena con la febbre. Le petit roi se n'è fatto un baffo: dopo aver vinto sulla patinoire di Bari, Nacer non ha più paura di niente. Ha danzato dapprima sulla ruota dell'olandese della Giant Albert Timmer, quindi su quella del "solito", malcapitato Giacomo Nizzolo. Il suo balletto è fatto d'intelligenza, agilità e potenza, quella che sprigiona in quei folli ultimi 50 metri al vento, che non lasciano scampo agli avversari. «Speravo che la salita l'avesse fiaccato – sospira il brianzolo della Trek – Detto questo, non ho nulla da recriminare: è il più forte». Ma lui, Nacer Bouhanni, da vero petit roi, ha l'aplomb necessario per schermirsi, anche quando Viviani gli manda a dire che lo ritiene battibile. «Io non sottovaluto nessuno – dice – tutti i miei avversari sono pericolosi. Le mie vittorie sono merito della squadra, che anche oggi è stata formidabile quando la Sky ha fatto selezione sulla salita. Non avrò il treno della Quick Step, ma i miei compagni riescono sempre a portarmi all'ultimo chilometro nelle migliori condizioni». Il velocista di origini algerine sogna la sfida con Mark Cavendish e Marcel Kittel al Tour de France, ma intanto si gode l'Italia. «È la mia seconda partecipazione al Giro, dopo queste vittorie la gente comincia a riconoscermi, è bello sentirsi chiamare per nome, mi darà la carica quando saliremo sulle grandi montagne, voglio portare a Trieste questa maglia rossa», conclude. La sua campagna d'Italia non è ancora finita. @mauridigiangiac ©RIPRODUZIONE RISERVATA