«No violenza, ma resto contrario»

«Respingo con fermezza ogni forma di contestazione violenta, anche solo nei toni, che è sempre e comunque sbagliata. Al contempo confermo la mia convinzione: non sono due ore di piscina riservata alle praticanti di una religione a concretizzare una reale integrazione. Tutt'altro: senza la benché minima reciprocità, che invece è elemento fondante della convivenza pacifica, non si fa altro che innalzare gli steccati e creare una discriminazione grazie alla quale le regole di un Paese, i suoi usi, i suoi costumi, in questo caso i nostri, vengono piegati alle leggi di una sola religione». Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, torna a dire la sua sul progetto della piscina aperta alle sole donne. Vorrei vedere cosa succederebbe se una donna veneta e cristiana andasse in giro per un paese islamico abbigliata come sempre e non coperta in un certo modo, come prescrivono leggi usi e costumi di quei popoli. Verrebbe rispettata e capita e le sarebbe consentito di andare in una piscina pubblica in bikini o verrebbe perseguita? Temo sia buona la seconda ipotesi e quindi l'esistenza di un'inaccettabile non reciprocità». Per il consigliere comunale Beppe Caccia «il nostro Veneto non merita un presidente come Luca Zaia, le cui posizioni sono nei fatti allineate con quelle dei fascisti di Forza Nuova. E la sua polemica, che tradisce un atteggiamento razzista, sbaglia completamente bersaglio. La scelta compiuta, riservando un paio d'ore la domenica mattina a tutte le donne che vogliano frequentare la piscina della Bissuola, non cede un solo millimetro a imposizioni integraliste. Anzi, apre uno spazio di libertà e comunità femminile, che può essere attraversato da tutte. Inaccettabile è poi l'argomento strumentale della "reciprocità": molte delle donne migranti che vivono nella nostra città sono state accolte qui dopo essere fuggite da regimi dittatoriali o integralisti, quelli con cui Zaia e i suoi amici amano tanto fare affari».