Città metropolitane, una riforma da completare

Con l'approvazione della legge sulle Città metropolitane e la soppressione delle Province, si avvia il processo delle riforme ritenute strategiche per il Paese. Nasceranno sul territorio delle Province omonime le nove Città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria e naturalmente Roma, quale Capitale dello Stato. Lo statuto sarà il primo atto fondamentale per stabilire gli obiettivi strategici e gli strumenti di governo più adeguati del nuovo ente. La Città metropolitana eserciterà le funzioni fondamentali delle Province e quelle nuove previste dalla riforma: lo sviluppo strategico del territorio, la pianificazione territoriale generale (comprese le strutture di comunicazione), le reti di servizi e delle infrastrutture, la promozione e gestione integrata dei servizi, la mobilità e la viabilità, la promozione e il coordinamento dello sviluppo economico e sociale. Passano alla Città metropolitana il patrimonio, il personale e le risorse strumentali della Provincia. Con questo quadro normativo restano fuori alcune importanti competenze che l'attuale Provincia di Venezia ha finora esercitato: i centri per l'impiego e formazione professionale, l'accoglienza e promozione turistica. Incertezza anche sul destino della Polizia provinciale che esercita il controllo e la repressione della criminalità ambientale. La legge dice che lo Stato e le Regioni ?possono?attribuire ulteriori funzioni alle Città metropolitane. Per la realtà veneziana significa: laguna di Venezia, riconversione e bonifica dell'area industriale di Porto Marghera, grandi infrastrutture (Porto e Aeroporto), trasporto pubblico locale, turismo. È auspicabile che quel? "possono" non significhi uno stressante braccio di ferro fra Amministrazioni per la devoluzione di funzioni alla Città metropolitana che, a mio avviso, sono assolutamente necessarie. Il territorio della Città metropolitana coinciderà, in avvio, con quello dell'omonima Provincia ma i Comuni delle province limitrofe potranno decidere di aderirvi, con le modalità previste dall'articolo 133 della Costituzione. È l'unico modo per costituire la PaTreVe che, per dimensioni demografiche, densità insediative e flussi di relazioni economiche e sociali, e ritenuta la vera area metropolitana del Veneto centrale. Un recente studio di Ires Veneto sostiene, a ragione, che la Città metropolitana scaturita da questa riforma, sia troppo debole e non adeguata alle esigenze dei complessi processi di integrazione e di sviluppo del territorio metropolitano. La riforma perciò dovrà necessariamente essere accompagnata da successivi atti legislativi e amministrativi per la modifica dei confini (per comprendere Padova e Treviso), per l'attribuzione di ulteriori funzioni, per l'assegnazione di risorse economiche adeguate e per l'elezione diretta del sindaco e del Consiglio metropolitano, che a mio avviso costituiscono garanzia di legittimazione popolare per le complesse decisioni da prendere. Tutto questo al fine di riorganizzare e ottimizzare, a scala metropolitana, i nodi infrastrutturali e produttivi: trasporto pubblico, Tav e Sfmr, aeroporti, autostrade, bonifiche e riconversione delle aree produttive, sistema dei parchi, gestione della risorsa acqua, ciclo dei rifiuti, il sistema fieristico metropolitano. L'obiettivo è fornire migliori servizi ai cittadini e alle imprese, creare un eco-sistema metropolitano attrattivo, elevare la qualità di vita di chi vive, studia, lavora. Sarà un processo abbastanza lungo e denso di difficoltà, ma siamo fiduciosi perché il nuovo clima politico, rispetto al passato, sembra più favorevole alle riforme. * Consigliere Pd, Provincia di Venezia