Patto tra malati e medici per una cura più umana

Più che un decalogo - che suona di diritti e doveri un po' imposti dall'alto - un patto reciproco, un accordo di mutuo soccorso, di aspettative dichiarate e che, perciò, ci si aspetta implicitamente accolte, tra pazienti, medici, infermieri dell'Asl 12: scritto su migliaia di cartoncini che saranno distribuiti negli ospedali e le strutture dell'azienda sanitaria veneziana. Affrontando anche temi - pur senza dichiararli esplicitamente - come l'accanimento terapeutico o l'assistenza tra coppie omosessuali. Così - nel cartoncino che l'Asl 12 presenterà domani al convegno "Umanizzazione della cura: un obiettivo multidisciplinare in un contesto multiculturale" che si svolgerà in Sala San Domenico dell'Ospedale Civile - si legge che "Io Malato" mi aspetto che voi (operatori) abbiate «atteggiamenti premurosi», «mi vogliate e sappiate ascoltare», che «nel comunicarmi informazioni sulla mia malattia, in luoghi consoni, usiate prudenza, termini comprensibili, senza escludere elementi che mi permettano una ragionevole speranza». E, ancora, «che non abbiate paura della diversità, non abbiate la necessità di giudicare o che almeno siate bravi a non manifestare giudizio o pregiudizio». Ma anche "Io Operatore" «mi aspetto da Lei" (Malato) che «sia ben disposto ad entrare in relazione con noi, che ci dica cosa non va, sapendo che resterà segreto»; «che ci dica chi vuole accanto a sé per farle compagnia e quando», «che voglia conoscere il suo stato di salute e scegliere il comportamento più adatto», che chieda sempre informazioni, ma anche parli con tutti «senza alzare la voce», «che ci dica qual è il confine di una terapia non più accettabile per lei». «L'obiettivo di una cura più umana non è una faccenda ‘a due', tra medico e paziente», osserva il direttore generale Giuseppe Dal Ben, «al contrario, i soggetti coinvolti sono molti: il cittadino che si rivolge al Servizio sanitario, i professionisti sanitari, e non solo i medici, ma poi anche le istituzioni che ne regolano i comportamenti, e infine il mondo del volontariato, che collabora ormai in molti settori e molti momenti del processo della cura. Tutti questi soggetto devono sentirsi impegnati a rendere la cura, la malattia e la degenza sempre rispettosi della persona». «Abbiamo introdotto ben dodici anni fa il concetto di "umanizzazione" dei rapporti tra operatori pazienti e parenti», osserva Sandro Bordin, responsabile scientifico del convegno e direttore del Dipartimento Chirurgico di Venezia, «medici ed infermieri sono stati preparati, con corsi obbligatori, a conoscere e ad affrontare le dinamiche relazionali che originano nel contesto ospedaliero. E da allora le lamentele pervenute all'Ufficio relazioni con il pubblico sono state quasi completamente annullate, segno che siamo riusciti a costruire dei rapporti empatici con gli utenti, con reciproca grande soddisfazione». Roberta De Rossi ©RIPRODUZIONE RISERVATA