Né Contorta né Lido no alle grandi navi

Nei giorni 23, e 25 24 febbraio i giornali "la Nuova Venezia" e "Il Sole 24 Ore" hanno riportato, per l'ennesima volta, le ipotesi che vorrebbero le grandi navi posizionate all'imboccatura del porto del Lido, in alternativa al progetto dell'Autorità portuale che le vorrebbe alla Marittima con lo scavo del canale Contorta. Ciò che mi sorprende in queste prime ipotesi, di cui alcune veramente demenziali, sono alcuni slogan che le accompagnano, come quello che dice di volerle "fuori dalla laguna". A me pare che le bocche di porto del Lido siano già laguna. È il suo ingresso principale e non vedo come possa esservi una laguna di serie A o B a seconda della sua vicinanza alla parte monumentale. E tutti sanno le conseguenze che si possono verificare in altre parti della laguna quando la si manomette in qualche sua porzione. In questo caso si sposta soltanto lo stesso disagio da una parte all'altra della città, ma non si risolve il problema che sta a monte. Le ipotesi alle bocche del Lido prevedono da sei a otto grandi navi. Le infrastrutture ipotizzate porteranno inevitabilmente degli sconvolgimenti imprevedibili in questa parte della laguna. Sia per quelle che prevedono di riversarsi sul versante Punta Sabbioni , sia per quelle che prevedono di ancorarsi al Bacan. È sorprendente che queste ipotesi vengano supportate in maniera contraddittoria da forze cosiddette "ambientaliste". Trasporto merci e trasporto passeggeri affidati a chiatte e motonavi. Si elimina l'impatto del gigantismo visivo (aspetto secondario del problema) ma non si elimina, se non si aggrava, quello del moto ondoso in bacino San Marco. Sei o otto navi vogliono dire dai 20 ai 25 mila passeggeri. Le motonavi indicate portano 400 o 500 persone. Vale a dire che vi sarà una flotta di circa 50 motonavi che portano gente stipata come sardine e che creerà moto ondoso e intasamento al traffico molto superiore a una grande nave. Senza tralasciare il passaggio delle chiatte per il rifornimento merci. Nell'ultimo dibattito svoltosi nella sala San Leonardo, una signora abitante a Santa Marta rilevava il disagio degli abitanti limitrofi alla Marittima, indicando che in quella zona sembra siano aumentate le morti per tumori al polmone. Portare le grandi navi alle bocche di porto si trasporta solo in zona diversa le problematiche appena accennate. Posso testimoniare, per conoscenza diretta, la cappa di fumo giallastra che lasciano le grandi navi all'entrata e all'uscita dal porto del Lido. Tale cappa persiste per tutta la giornata e a mezzogiorno la brezza che spira dal mare la trasporta su Vignole, Sant'Erasmo, Certosa e centro storico. Premesso che il sottoscritto è contro lo scavo del canale Contorta, non di meno mi sorprende e mi scandalizza che i progetti Bocche di Lido siano sostenuti da forze politiche e ambientaliste, dalla Municipalità di Venezia e perfino dal Comitato "No grandi navi", tutti con il loro architetto di riferimento, che si configura, ai miei occhi, come un conflitto di interessi. Il boccone sembra ghiotto per quanto può derivare dall'appalto di opere di questo genere che sta alla pari con gli interessi dell'Autorità portuale. L'atteggiamento è ipocrita. Almeno l'Autorità portuale è chiara ed esplicita: lo fa per un obiettivo economico. Dall'altra parte si dice di farlo in nome dell'ambiente, della salvaguardia della laguna e della tutela della città; tutti ottimi principi, che vengono però disattesi e contraddetti dalle soluzioni grandi navi alle bocche del porto del Lido. "Italia Nostra" sembra l'unica a non essere caduta in questo tranello. Tutto il dibattito nasce da un assunto che trovo ancor più surreale: quello di far divertire i turisti che arrivano a Venezia su una grande ruota semovente come al luna park, i quali aggravano quell'altro fenomeno del turismo "mordi e fuggi" che a parole tutti vorrebbero eliminare. La vera soluzione del problema è: no, grandi navi. Punto! La crocieristica dovrebbe convertirsi in dimensioni compatibili con la struttura veneziana secondo un assunto che la competenza di un eminente tecnico come l'ingegner Dalpaos enunciava nel dibattito alla sala San Leonardo dello scorso gennaio: «Sono gli altri che si devono adattare alle esigenze della laguna e non viceversa». * Regista teatrale, Venezia enrianni1@gmail.com