«L'Italia rischia il declino» Dazi per i prodotti europei

di Daniele Ferrazza wTREVISO Vent'anni fa vendeva Alfa Romeo nel suo paese. Adesso è un industriale che, con i suoi strumenti di diagnosi per le officine meccaniche, fa concorrenza alla Bosch. Bruno Vianello ha quasi quattrocento dipendenti e produce tutto in Italia. Ma sul sistema paese è pessimista, molto pessimista. «A problemi nuovi ci vogliono ricette nuove. L'impresa in Italia paga un grande ritardo di sistema: tassazione elevata, molta burocrazia, costi energetici più alti che altrove, costo del lavoro pesante. Chiaro che ora vengano al pettine molti nodi». Il caso Electrolux è scoppiato nelle mani del governo ma anche di questo territorio. Che cosa ne pensa? «Penso che dobbiamo cambiare modo di ragionare. Non possiamo pensare che la politica industriale si possa fare solo in Italia. Siamo in Europa, bisogna ragionare in termini di macroarea». Nel caso di Electrolux la concorrenza è dentro l'Europa: in Polonia produrre costa meno. «É naturale che le imprese cerchino di andare a produrre laddove i costi sono più bassi. L'allargamento dell'Europa, sul medio periodo, porterà certamente a condizioni di maggiore vantaggio per alcune economie come la Polonia. Poi, nel tempo, queste condizioni tenderanno a livellarsi» E nel frattempo? «Nel frattempo bisogna cercare di ridurre il divario, anche all'interno dell'Europa» In quale modo? «Introducendo incentivi perché i grandi gruppi non possano lasciare di punto in bianco un paese, creando anche costi sociali molto alti. Bisogna trovare un sistema di incentivi che riduca le differenze. Non so in che modo, è la politica che deve pensarci». Una riduzione della tassazione all'impresa? «La tassazione è solo un aspetto del problema. Noi abbiamo un sistema appesantito da burocrazia e costi più alti. Le tasse vanno pagate, devono essere eque: tutti usufruiamo di scuole, strade e ospedali ed è giusto che ognuno faccia la propria parte. Ma possibile che un'impresa come la nostra, che sta crescendo, ampliando e producendo ricchezza paghi ogni anno 130 mila euro di Imu? Condizioni di sfavore che esistono solo in Italia» Vi sentite sotto attacco? «Lo Stato dovrebbe capire che, poiché un'impresa che va bene è un contribuente importante, è proprio interesse favorirne la crescita e lo sviluppo». Qual è il contributo della sua azienda all'Erario? «Circa dieci milioni di euro. Ora, le tasse vanno pagate, ma quanti investimenti potremmo fare con questi soldi? E quanto la busta paga dei lavoratori potrebbe essere più pesante con meno pressione fiscale?» L'Europa rimane comunque poco concorrenziale rispetto alle grandi fabbriche del mondo: in Estremo Oriente il costo del lavoro costa un decimo che in Europa. «Penso che l'Europa dovrebbe cercare di non perdere alcune lavorazioni strategiche: penso ai microprocessori, ad esempio». Come si fa? «Non possiamo regalare alla Cina tutte le produzioni. Noi abbiamo insegnato loro a lavorare su molti settori, non dobbiamo rinunciarvi. Una soluzione è introdurre delle barriere all'importazione dei prodotti» Sta riproponendo una politica di dazi? «Sì, dazi che servano a proteggere le nostre industrie e a conservare il lavoro». Risposte? «Dovrebbe darcele la politica, ma mi sembra un luogo abitato da chi non è riusicto a trovare un mestiere. E poi c'è tutto un sottobosco di mantenuti che, francamente, rende difficile cambiare le cose. Mi sembra che anche la politica in Italia si sia incartata, incagliata. E invece ci sarebbe bisogno di una scossa». Cosa pensa di Renzi? «Mi sembra una persona genuina, determinata. Speriamo ce la faccia a cambiare le cose. Non credo abbiamo più molto tempo» ©RIPRODUZIONE RISERVATA