SISTEMA DI VOTO COSA RESTA DA DISCUTERE

di GILBERTO MURARO L'incontro Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale va giudicato nel metodo e nel merito. Piena approvazione del metodo. Le regole del gioco vanno decise con spirito costituzionale, anche se hanno forma di legge ordinaria; e quindi si deve cercare di farle nascere da larghe intese. Negli esiti, l'incontro ha chiarito molto, ma non tutto; e anche su alcune delle cose concordate è da prevedere battaglia con il resto della schieramento politico. Si parla ancora di modello spagnolo , ma il richiamo è diventato ingannevole perché le differenze sono forti. Il modello spagnolo è pseudo proporzionale. Esso ha infatti forma di proporzionale, con più eletti in ogni circoscrizione in proporzione ai voti ricevuti, a differenza dell'uninominale dove ogni piccolo collegio ha un unico rappresentante; ma poi altera "di fatto" le proporzioni tra gli eletti a livello nazionale perché non consente di recuperare i resti non utilizzati nel collegio. Esempio: collegio con 200 elettori, 3 partiti e 3 eletti. Il partito A ha 100 voti, B ha 51 e C ha 49. Allora 2 posti vanno ad A e 1 a B, com'è giusto. Ma i 49 voti di C vanno persi perché, a differenza di quanto avviene nei sistemi veramente proporzionali, non c'è un recupero dei resti a livello nazionale. Se così fosse in tutti i collegi, sparirebbe dal parlamento un partito con circa il 25% di elettori. Il modello punisce quindi i partiti minori, non solo quelli minimi già eliminati dalla regola dello sbarramento, ma anche quelli di media consistenza, come avviene nell'uninominale. In altri termini, esso contiene un implicito "premio di dimensione", però non codificato e dagli esiti imprevedibili. In Spagna c'è il bipartitismo, ma perché così si è posto dall'inizio il confronto politico nella rinata democrazia. E il modello elettorale ha assicurato la governabilità , dando al Partito Popolare il 53% dei posti contro il 44% dei voti, ma non è un esito sicuro. Senza contare che il sommo principio di sovranità popolare chiede di privilegiare la rappresentatività del Parlamento, ponendo ad essa solo i limiti necessari a garantire la governabilità, mentre i sistemi non proporzionali contengono nascostamente "premi di dimensione" per i partiti maggiori e correlate punizioni per i partiti minori che possono essere insufficienti o eccessivi. Da questo punto di vista, è con soddisfazione che si osserva che l'accordo ha adottato l'impostazione da noi più volte invocata su queste colonne: un sistema con sbarramento ma per il resto davvero proporzionale, e quindi con recupero dei resti a livello nazionale; sistema che poi subisce, in termini espliciti e calibrati, la correzione maggioritaria necessaria per la governabilità. Non ci convince, però, e probabilmente non convincerà molti il premio fisso del 20% con una soglia minima del 35% dei voti: troppo bassa la soglia, che non dovrebbe essere inferiore al 40% ; e troppo alto il premio, che rischia di intaccare le garanzie costituzionali, lasciando alla coalizione con il 46% dei voti il potere di cambiare da sola la Costituzione. Continuiamo a predicare le virtù della legge elettorale veneta che prevede un premio variabile, tale da assicurare la maggioranza ma anche di garantire le minoranze. E che dire dello stesso sbarramento contro i partiti minori, che sembra un punto pacifico? A parte il livello, c'è da decidere se va applicato a dimensione nazionale, alla tedesca, o nel singolo collegio, alla spagnola. Per l'Italia fa gran differenza, perché le minoranza concentrate in alcune parti del territorio – la SVP e magari la stessa Lega – scompaiono nel primo caso mentre restano nel secondo. Insomma, c' è ancora da discutere. Ma i progressi sono forti, senza contare la procedura positiva. E da questo punto di vista piace chiudere citando, per la prima volta in positivo, un'espressione di Berlusconi che ha parlato di ritrovata "civiltà del confronto".