PERCHÉ SIAMO TUTTI CON LEI

di GIANFRANCO BETTIN Non occorre condividere le opinioni di Caterina per ammirarne il coraggio e lo spirito e per associarsi senz'altro all'hashtag #iostoconcaterina. Caterina Simonsen è la ragazza di 25 anni affetta da quattro rare malattie genetiche, oggetto di insulti e minacce per le sue posizioni in materia di sperimentazioni scientifiche sugli animali. Le obiezioni alla sperimentazione animale in generale e in particolare contro la vivisezione, non vengono soltanto da fanatici oscurantisti o da "nazi-animalisti". Al di là dell'aspetto morale, sono molti gli scienziati che ne sostengono l'inutilità proprio ai fini pratici, soprattutto per le differenze che distinguono gli esseri umani dagli altri animali. E' famoso, tra gli altri, il caso della sperimentazione animale che sembrò provare, per la gioia dei produttori di tabacco, che il fumo non provocasse il cancro. Ciò detto, il grido di Caterina in nome della propria vita, e della vita di chiunque si trovi nella stessa drammatica condizione, va ascoltato con rispetto e attenzione. Non vale neanche la pena di prendere in considerazione, se non per individuare eventuali reati da punire, gli insulti e le minacce che ha subito, provenienti soprattutto dalle fogne di Internet, sempre più popolate di violenti e fetidi campioni del teppismo virtuale a buon mercato. Costoro vanno considerati per quello che sono: da un lato, la feccia della cosiddetta opinione pubblica e dall'altro, più in profondità, un'aberrazione antropologica che il web rende visibile e al quale conferisce una specie di cittadinanza. Ma al di là della solidarietà verso chi, come Caterina, è oggetto di questi odiosi attacchi, è la sostanza, il cuore dell'appello di questa ammirevole ragazza ad interpellarci, quali che siano le nostre opinioni (un appello reso possibile ancora dal web, come un felice rovescio della medaglia). Chi è favorevole alla sperimentazione deve essere all'altezza del rispetto che Caterina stessa dichiara per gli animali. Studia Veterinaria, e quindi alla salute animale sta dedicando la propria vita, è ritratta in foto teneramente insieme al suo cagnolino, professa il suo amore per le altre creature con toccante sincerità. E' lei stessa a dirci che bisogna essere veramente, certissimamente, sicuri che non c'è altra via per ricercare e testare le soluzioni necessarie a salvare e a curare vite umane. E anche chi è contrario alla sperimentazione animale, o ha dubbi fortissimi sulla sua liceità morale ed efficacia reale, deve allo stesso modo reggere il confronto con la vita, la nuda e sofferente vita di questa ragazza che dà voce a chi si attende cura e sollievo e magari guarigione, da quel tipo di ricerca. Siamo, in questo caso come nell'altra vicenda che oggi occupa le cronache, quella del metodo Stamina, nell'ambito delicatissimo e sempre più cruciale della biopolitica e, anzi, in una di quelle vicende in cui, come scrive, echeggiando Foucault, il filosofo del diritto Eligio Resta, il "campo" della vita eccede il diritto e anche le nostre più diffuse convinzioni. Più diffuse e, come dire, stratificate e a volte anche banalizzate. Emotivamente, ma soprattutto razionalmente, il messaggio di Caterina va invece considerato un drammatico e ineludibile invito a non restare fissati su pregiudizi e su opinioni avulse dalla vera temperie in cui si compiono tali vicende. Le quali non meritano di essere affrontate non solo, ovviamente, alla maniera degli infami cialtroni di cui sopra, ma nemmeno alla stregua di una solita polemica politica o di vieto talk show all'italiana. Dobbiamo a questa ragazza il richiamo alla sostanza tragica della questione, che contiene una sfida vertiginosa e moralmente ed eticamente fra le più impegnative di sempre. Anche per questo, grazie davvero Caterina! ©RIPRODUZIONE RISERVATA