Gli auguri in Basilica sono musica

di Massimo Contiero wVENEZIA Il Concerto di Natale in Basilica di San Marco, che tradizionalmente la Fenice promuove con la Procuratoria, quest'anno intercalava ai brani musicali, letture di passi dalle Odi di Salomone e dalle Omelie di papa Leone Magno, evidentemente per accentuare l'intenzione religiosa dell'evento. Le ultime edizioni del concerto sono state affidate a un ensemble ristretto, chiamato ad interpretare lavori dal repertorio sacro barocco. Certo la scelta potrebbe essere assai più vasta, da Monteverdi a Stravinskij, con altri organici, ma dobbiamo convenire che l'acustica di San Marco è perfetta per una formazione di questa dimensione, che ne riceve sostegno senza creare ridondanze. Il programma ascoltato giovedì sera proponeva un confronto tra i tedeschi Johann Sebastian Bach e Georg Friederich Händel e gli italiani Giuseppe Sammartini, Antonio Vivaldi e Alessandro Scarlatti. Particolarmente interessante la presenza di brani oratoriali di Händel, di ascolto non frequente. Nel periodo recente, direttore d'elezione della Fenice per questo repertorio è stato ed è Stefano Montanari, che guida dal podio imbracciando egli stesso il suo violino. Tra lui e gli orchestrali si è creata un'intesa solida, rafforzata in molteplici circostanze, produzioni teatrali incluse. Di questa positiva complicità ha beneficiato il pubblico, accorso come sempre foltissimo. È innegabile che in questi anni di lavoro comune, gli archi della Fenice abbiano conquistato un'encomiabile proprietà di suono, un'attenzione alle prassi esecutive che li allinea ai complessi specializzati nelle musiche d'epoca. In una sede come la Basilica marciana, Montanari è sembrato moderare le fantasiose accensioni che conosciamo appartenere al suo stile sorprendente ed originale, in favore di una sobria fluidità. Ma il consueto Concerto per la Notte di Natale di Corelli è apparso rivisitato per vivacità e ricchezza di colori. Da solista, nel Concerto "Per la solennità della lingua di S. Antonio da Padova" di Vivaldi, Montanari ha dimostrato bene di quale inventiva e di quale libertà di fraseggio e di dinamica sia capace, anche a costo di qualche rischio. Due voci femminili hanno cantato in Bach, Händel e Vivaldi. Silvia Frigato, soprano, ha una voce piccola di corpo, ma ben timbrata e stilisticamente corretta. Marina De Liso, mezzosoprano, è oggi una delle più accreditate interpreti della musica del sei-settecento, che affronta con calorosa espressività. Una menzione va fatta anche per la tromba solista di Piergiuseppe Doldi. Successo assai vivo.