Senza Titolo

di Pietro Oleotto Ci sono un inglese, Geoff Hurst, un francese, Zinedine Zidane, e un italiano, Cesare Prandelli: sembra l'attacco di una barzelletta, è invece la storia di un sorteggio che catapulta gli azzurri in un girone che scotta, visto che sul materasso Costa Rica non si possono dormire sonni tranquilli assieme a Uruguay e Inghilterra. Questione di palline – pescate in modo poco benevolo per l'Italia dalle mani di due degli otto campioni del passato scelti dalla Fifa, Zidane e Hurst – e di manovre più o meno sotterranee che hanno preceduto il sorteggio di Costa do Sauipe. Non c'è stato neppure il tempo per perdersi negli occhi di Fernanda Lima, presentatrice (assieme al marito Rodrigo Hilbert) dello spettacolino orchestrato dalla federazione internazionale di concerto con il comitato organizzatore brasiliano. Qualche danza in salsa samba, molte immagini delle dodici città che ospiteranno il Mondiale e via che la prima pallina di color rosso che passa, grazie a Sir Geoff, dall'urna dell'Uefa, a quella di Sudamerica e Africa per far quadrare i conti in termini numerici. Tutta colpa dell'eccedenza europea e del regalino che il gran capo Blatter ha voluto fare a Platini, in presidente dell'Euroa del calcio: la Francia, punteggi alla mano, doveva essere la nazionale sfrattata dalla boccia del Vecchio Continente, invece – miracolo, mon dieu – si è deciso di decidere il nome della reietta attraverso un mini presorteggio. «Non ci interessa», aveva spiegato Prandelli alla vigilia interpellato sull'eventualità diventata poi una spietata realtà. Massì, alla Germania e alla Spagna, tanto per fare qualche esempio, pur essendo teste di serie non è andata meglio, ma il girone dell'Italia è di sicuro un concentrato di storia e blasone che teme pochi rivali. Anche se ai tedeschi sono toccati Cristiano Ronaldo, gli americani e le Stelle nere dell'Africa, il Ghana; anche se ai campioni del mondo e d'Europa, i tulipani Robben e Van Persie, il Cile di Vidal e Sanchez, più l'Australia. Insomma, quando Zizou ha avviato le danze porgendo le palline per il gruppo D e quando Hurst ha chiuso il cerchio infilandoci la sua Inghilterra, i santi del pallone hanno cominciato a volteggiare come avvoltoi nel cielo azzurro. Poco importa che il "nostro" Fabio Cannavaro abbia cercato di addolcire la pillola pescando il nome della Costa Rica, una realtà decisamente meno preoccupante di Messico, Giappone e Stati Uniti: quello dell'Italia può diventare davvero il girone dei dannati. Peschiamo tra le onde della storia recente: l'Uruguay ha disputato e perso la finalina della Confederations (proprio contro l'Italia) e del Mondiali 2010, l'Inghilterra è finita fuori strada agli Europei agli ottavi dopo aver incontrato gli azzurri, più freddi nella lotteria dal dischetto. Per fare strada e incrociare una delle qualificate del raggruppamento C (Colombia, Grecia, Giappone e Costa d'Avorio) Prandelli dovrà necessariamente fare fuori o gli uruguagi – come amava chiamarli Brera – o gli inglesi. Per cucinarli dovrà necessariamente fare i conti con la temperatura di fuoco che caratterizza il nord del Brasile tra giugno e luglio. Si comincerà contro i Leoni di mister Roy Hodgson nel cuore dell'Amazzonia, a Manaus (alle 3 di notte in Italia), dove la temperatura media è di 31 gradi in quel periodo, per proseguire con i 29 gradi di Recife, pronta a ospitare Costa Rica e Italia, e i 28 di Natal teatro della sfida con l'Uruguay. In problema in più. Altro che barzelletta dove ci sono un inglese, un francese e un italiano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA