Tutto così falso da esser vero nel teatro della legalità

di Silvia Zanardi wVENEZIA Le scarpe vanno annusate. E possibilmente prima di arrivare alla cassa: se un paio di décolleté costa tre euro ci deve essere qualcosa sotto. L'etichetta di un parmigiano da acquolina in bocca va controllata: potrebbe essere stato fatto con il latte in polvere. E quella borsa di Gucci a 50 euro, comprata per strada, a chi garantirà un futuro? Dietro a ogni merce contraffatta c'è lo sfruttamento della manodopera a basso costo, ci sono i clan della criminalità organizzata e ci sono bravi artigiani che cambiano mestiere. È possibile che una montagna di paccottiglia valga più dell'esperienza che ha reso grande il made in Italy? Sì, lo è. E sul palco del Teatro Goldoni lo ha spiegato bene Tiziana Di Masi, al debutto nazionale dello spettacolo "Tutto quello che vi dico è falso", scritto dal giornalista Andrea Guolo, per la regia di Maurizio Cardillo, e promosso dalla Regione Veneto con Sistema moda Veneto (che riunisce Confindustria, Confartigianato, Cna, Conferescenti), e le principali associazioni dei consumatori. Tiziana Di Masi ha fatto volare scarpe, magliette, cappellini, borse, giocattoli; ha fatto "bere" un po' d'olio a due spettatori che hanno definito "extra vergine" la versione commestibile di un lubrificante per ingranaggi. Il "tarocco", il falso e il contraffatto sono ovunque, senza rendercene conto ci portiamo a casa merce che uccide le nostre aziende e sacrifica la vita di disperati che lavorano per pochi euro in magazzini ridotti a topaie. Da Tiziana Di Masi e dalla sua tagliente denuncia contro la contraffazione, è arrivato un appello a chiedere, a informarsi, a essere consapevoli della provenienza di ogni cosa pagata al bancone di un negozio. Lo spettacolo arriverà in tutte le province del Veneto per dare continuità all'impegno nel teatro civile che, con Di Masi, ha già affrontato i temi della legalità, della mafia e della memoria storica. È facile pensare che non siano in pochi a provare imbarazzo, uscendo da teatro. È lo stato d'animo scatenato dall'ingenua ignoranza che accompagna gli acquisti di una massa che non ha tempo per pensare, né per chiedere, né per leggere le etichette. E che non ha abbastanza soldi per interessarsi ai prodotti sicuri ma ancora troppo di nicchia per salvare la nostra economia. «Leggi made in Italy, ma in realtà è made in China» ripete Tiziana Di Masi. «E chi ci vende queste cose voleva fare altro nella vita. Non smettiamo mai di chiedere, di voler sapere da dove arrivano gli oggetti che acquistiamo. I sequestri non bastano, sono i consumatori a dover smettere di comprare la merce contraffatta, pane quotidiano delle mafie e della criminalità organizzata». Solo in Italia, il giro d'affari della contraffazione è stimato 6,9 miliardi di euro; sottrae 110 mila posti di lavoro regolari all'anno e, nel mondo, costringe 115 milioni di bambini a lavorare invece di andare a scuola. Lo spettacolo è prodotto da La Piccionaia-I Carrara e prevede 15 repliche nel Veneto, di cui otto destinate alle scuole. La prima il 5 novembre alla biblioteca comunale di Pieve di Soligo (ore 20.45).