Senza Titolo

di Filippo Tosatto wVENEZIA «Calderoli ha offeso l'orango, siamo sdegnati. Come si fa a paragonare una creatura di Dio, un povero animale indifeso e senza scorta, a un ministro congolese?». In una bettola dell'Alabama anni Sessanta, il leghista di Pramaggiore Daniele Stival avrebbe strappato risate e pacche sulla spalla. Magari il Klan gli avrebbe donato un cappuccio onorario prima di allestire un bersaglio con il volto di Cecile Kyenge. Nel Veneto multiculturale del 2013, invece, la sortita su Facebook dell'assessore regionale con deleghe a Protezione Civile, Identità veneta, Caccia e Flussi migratori (sic) suscita indignazione e vergogna: perentoria la richiesta di dimissioni da parte del centrosinistra e dei sindacati confederali, né le scuse e la cancellazione del post offensivo (abbinato alla foto del ministro all'Integrazione) attenuano la polemica. Tant'è. Il governatore Luca Zaia è sconcertato e furioso e Stival rischia la poltrona: non è nuovo a intemperanze xenofobe - nel 2011 propose di «usare il mitra» contro i profughi in fuga dalla Libia - e ora neppure il suo padrino politico, Flavio Tosi, sembra disposto a difenderlo. È l'ennesimo capitolo di un'aggressione verbale dai toni ossessivi. Prima le parole deliranti della padovana Dolores Valandro (espulsa dal Carroccio e incriminata, il processo che la vede imputata di istigazione alla violenza sessuale per motivi razziali è stato rinviato a domani); poi l'insulto del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli («La Kyenge sembra un orango»). Ora l'attacco di Stival. «Il suo messaggio ha incitato all'odio razziale, chiediamo che si dimetta immediatamente», è la presa di posizione del capogruppo del Pd in Consiglio regionale Lucio Tiozzo, spalleggiato dai consiglieri Claudio Sinigaglia, Bruno Pigozzo e Piero Ruzzante. I democratici si appellano a Zaia: «Dimostri serietà e senso di responsabilità, si tolga di dosso la veste leghista. Anche alla luce delle sue recenti aperture in tema di cittadinanza e integrazione, licenzi il suo assessore difendendo così l'immagine e la dignità di un'istituzione che non può rappresentare i veneti attraverso uomini che agiscono in maniera retrograda, razzista ed eversiva nei confronti di un ministro della Repubblica». Analoghe considerazioni da parte di Diego Bottacin (Verso Nord): «L'altra volta, quando propose di sparare ai disperati libici, Stival se l'è cavata con le scuse ufficiali in Consiglio. Stavolta se ne deve andare a casa». «La storia non insegna nulla, quando i veneti emigravano con la valigia di cartone, venivano considerati subumani, sporchi, ignoranti, ladri del lavoro altrui. Ora un nostro rappresentante dice la stessa cosa di chi è venuto in Italia a cercare un futuro migliore. Le scuse non bastano, l'assessore si dimetta», rincara il senatore montiano Giampiero Dalla Zuanna. Ancor più duro Antonino Pipitone (Idv): «Affermazioni da voltastomaco, non riducibili a battute da bar perché rivelano il timbro della xenofobia più bieca». «Dalla Lega senza idee arrivano solo offese», sentenzia Antonio De Poli (Udc) mentre Cgil, Cisl e Uil passano ai fatti e ritirano i rappresentanti dalla Consulta regionale per l'immigrazione giudicando «impossibile» proseguire il confronto «nel reciproco rispetto». Il governatore, da parte sua, si dissocia dallo scomodo assessore e lo invita a scusarsi: «Gli ricordo», aggiunge visibilmente irritato «che da noi i veneti si aspettano soluzioni ai problemi veri, come la disoccupazione giovanile e una sanità sempre più efficiente, e non sparate come queste». In privato, poi, affronta Stival a muso duro: «Adesso basta, così danneggi il lavoro dell'intera amministrazione, alla prossima sei fuori», il tenore dell'ultimatum. «Condivido pienamente le parole di Zaia. Chi ha un incarico istituzionale e di responsabilità come l'assessore Stival dovrebbe impiegare il suo tempo e il suo profilo Facebook in modo migliore e diverso», fa eco Flavio Tosi, sindaco di Verona e segretario lighista. Toni che sanno di mea culpa. Fu proprio lui candidare, con successo, Stival al consiglio federale di via Bellerio, nominandolo poi commissario del partito nel Veneto Orientale. Chissà se lo rifarebbe.