Sbloccati 9 miliardi i sindaci strappano un assegno a Monti

Giancarlo Piva, sindaco di Este, marcia al fianco dei colleghi padovani Renato Marcon, sindaco di Piazzola sul Brenta, Domenico Zanon che guida Camposampiero ed Elisa Venturini, prima cittadina di Casalserugo. Este su 13 mni di bilancio ne ha 2 bloccati dal patto di stabilità con gravi danni per le aziende che non vengono pagate. «La nostra protesta a Roma ha un solo significato: uscire dai vincoli assurdi imposti da una norma che strozza l'economia, ma per evitare le sanzioni ci vuole una norma varata dal governo. Il primo obiettivo è portare a casa 9 miliardi di euro e versarli alle aziende per dare ossigeno all'economia». Fa sentire la sua voce anche il sindaco di Padova Flavio Zanonato, che interviene sui temi dell'immigrazione, mentre la conferenza delle regioni presieduta da Vasco Errani annuncia il pieno appoggio ai sindaci. Il governatore del Veneto Luca Zaia afferma che «sul superamento del patto di stabilità siamo ai calci di rigore. O il Consiglio dei Ministri dà una rapida risposta ai sindaci, ai presidenti delle Province e delle Regioni che chiedono di liberare i soldi sequestrati dal Governo per dare ossigeno alle economie, oppure credo siano inevitabili azioni di forza collettive». di Albino Salmaso wInviato a Roma C'è un'Italia che annaspa con un governo che fatica a decollare e c'è un'Italia dei sindaci con la fascia tricolore al petto che marcia su Roma e porta a casa un assegno di 9 milioni di euro, una boccata d'ossigeno per le imprese, che il governo Monti firma obtorto collo come ultimo atto. La domanda che gira è una sola: il patto di stabilità si può «sforare»? Giorgio Orsoni stringe la mano a Graziano Delrio, scende dal palco del Capranica a Roma e ribatte: «Certo che si può. Il diritto soggettivo dei privati è decisamente superiore a qualsiasi patto di stabilità. E se un'azienda dovesse citare per danni un Comune che non la paga, vincerebbe senza ombra di dubbio la causa in tribunale. I sindaci sono stanchi di vedere calpestati i loro diritti costituzionali da un governo agonizzante che non si occupa in modo serio dei problemi del Paese alla faccia del federalismo. Facciamo i salti mortali e credo che la proposta lanciata dal governatore Luca Zaia vada condivisa non a titolo individuale ma con un provvedimento che tuteli sia i sindaci che i presidenti delle Regioni: siamo tutti sulla stessa barca» afferma il sindaco di Venezia. La delegazione veneta, guidati dai vicepresidenti Anci Maria Rita Busetti e Pier Antonio Tomasi, occupa le prime fila del cinema Capranica. Sono una settantina e posano per la foto di gruppo davanti all'Altare della Patria e a Montecitorio perché. Gian Luca Forcolin, ex deputato della Lega, sindaco di Musile di Piave, esclama: «Noi siamo in trincea, ho rinunciato all'indennità durante il mio mandato parlamentare. Il patto di stabilità ci strangola e lo possiamo sforare se il governatore Zaia approva una delibera in cui ci copre le spalle sul piano giuridico. Il mio comune ha 12 mila abitanti, con 10 milioni di euro pago gli stipendi e 1 milione è bloccato dal fiscal compact. Ciò che più mi preoccupa è la fila che ogni mattina trovo davanti al mio ufficio di gente disperata che non riesce a pagare le rette delle mense». Francesca Inese, sindaco di San Biagio di Callalta, che a maggio va alle urne, ha un diavolo per capello perché non sa come approvare il bilancio di previsione. «O taglio i servizi o aumento le tasse e la Tares ci sta facendo impazzire. Come va applicata? Che ce lo dicano». Antonio Bertoncello, sindaco di Portogruaro, ragiona come un manager: 25.526 abitanti, 39 milioni di euro il bilancio 15,5 dei quali per le spese correnti e gli altri per investimenti. Ha chiuso con un avanzo di 3,7 milioni e non aumenterà la pressione fiscale ma «anche per me diventa difficile andare in municipio alla mattina. La situazione è insostenibile, la gente chiede lavoro e contributi per pagare le bollette, spero proprio che il nuovo governo ci dia una mano a superare il patto di stabilità» In prima fila, più determinati che mai, ecco tre giovani sindaci bellunesi. Paolo Perenzin che guida Feltre, Vania Malacarne di Lamon e Stefano Cesa di Mel. «L'altro giorno è caduto mezzo metro di neve, non ho i soldi per pulire le strade. Il mio bilancio è di 1,8 milioni di euro per 3 mila abitanti. 650 mila sono per gli stipendi, 400 mila per i mutui e non facciamo piscine ma acquedotti e asfaltature. Non abbiamo l'asilo nido e la battaglia referendaria per passare dal Veneto al Trentino ha ottenuto buoni risultati: con il fondo Brancher-Letta i comuni di confine hanno ottenuto 40 milioni di euro, 5 dei quali destinati a Lamon. Ma non possiamo spenderli perché il patto di stabilità ci ha creato assurdi vincoli anche sui fondi messi a disposizione da Trento e Bolzano. Siamo alla follia», dice la Malacarne. Paolo Perenzin aggiunge: «Ho trovato 2 milioni di debiti nel bilancio di Feltre, siamo nel caos e per uscire dall'emergenza senza aumentare le tasse il governo ci deve liberare dai vincoli del patto di stabilità: dobbiamo investire nel risparmio energetico e nella difesa idrogeologica del territorio per evitare le catastrofi che ci mettono in ginocchio ad ogni pioggia torrenziale». Stefano Cesa conclude con una fotografia drammatica dell'occupazione. «Mel ha 6500 abitanti e un bilancio di 5 milioni di euro per le spese correnti e di 1 milioni per gli investimenti. Ho due emergenze drammatiche: la messa in sicurezza delle scuole e la difesa del territorio che frana. I futuri ministri dell'Economia e del Lavoro debbono dare un futuro alla Acc, un colosso dei compressori che privilegia la sede austriaca e trascura Mel».